Il Pantheon è uno dei principali e più famosi monumenti antichi al mondo. Ogni anno milioni di persone fanno file, sempre più lunghe, per potere entrare velocemente a vedere il tempio circolare.

Nel frontone reca ancora l’attribuzione di esso al suo costruttore Marco Vipsanio Agrippa, amico dell’imperatore Ottaviano Augusto: da secoli è stato studiato, ma ancora nessuno è stato in grado di comprendere a che cosa servisse e perché esso avesse questa strana forma circolare. Né è stato compreso il senso della cupola con il suo buco al centro.


In questo articolo tenteremo di dare una spiegazione.
Per fare ciò ci leveremo gli occhiali moderni e tenteremo di vedere il mondo per come lo vedevano gli antichi.
Per prima cosa vediamo all’interno del tempio un simbolo stellare.


Di rassomiglianza al cielo parlavano fonti coeve come Dione Cassio e Ammiano Marcellino.
Ipotizziamo, dunque, che esso possa essere servito a finalità legate in qualche modo agli astri.
D’altronde, per come noto, l’imperatore Ottaviano venne ufficialmente dichiarato asceso agli astri con deliberazione del Senato del 17 settembre dell’anno 767 Ab Urbe Còndita (14 Dopo cristo).



Qui la foto di una moneta augustea che ritrae la costellazione del Capricorno, quale simbolo dell’aurea aetas di Saturno, dicono gli studiosi. Secondo noi rappresentava invece la porta degli dei per l’ascesa stellare, sita nel segno del capricorno e narrata da Omèro nell’Odissea, prima, e poi da Porfirio nel “Antro delle Ninfe”. Altrettanto la gemma augustea, qui raffigurata, porta accanto all’imperatore il segno del Capricorno.


L’ascesa dell’imperatore era, dunque, solo propaganda politica? Lo scopriremo tra poco. Cominciamo con chiederci che cos’era il Mondo per gli antichi?
Qua vediamo la visione antica dei sumeri. Il mondo era per loro costituito da una sfera, composta dalla cupola del cielo (di an) , dalla terra (di ki) e dall’oceano terrestre (di abzu) al centro lungo l’equatore della sfera. Sotto gli inferi (di kur). La sfera era a sua volta circondata dal mare primordiale (di Nammu).


Il firmanento che circondava la sfera era adornato lungo tutta la sua circonferenza da costellazioni, per come visibile nel mappamondo di epoca Romana custodito a Mainz in Germania).
Anche la famosa statua di Atlante che sorregge la sfera del mondo mostra che sulla circonferenza di essa sono visibili le costellazioni.

Similmente, nel dipinto di Annibale Carracci, Atlante sostiene il mondo con le costellazioni ritratte sopra di esso, nel firmamento.

Notiamo, dunque, una differenza fondamentale: la terra non seguiva la circonferenza della sfera diventando sferica a sua volta, ma era stazionaria piana sull’equatore della sfera. il dipinto “Il giardino delle delizie terrestri” di Bosch, aiuta a capire meglio il concetto.

Il cielo, costituito da una cupola emisferica sopra e da una sotto era ripartito in 12 costellazioni che giravano attorno alla terra insieme ai sette astri, ovvero Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna per come visibile in questo calendario astrologico lunare romano o in questo mosaico romano dello zodiaco.


Dicevamo che nella concezione sumera la sfera era a sua volta circondata dal mare primordiale chiamato Nammu. Vediamo le acque dell’oceano sopra il firmamento e le nuvole nella raffigurazione uno sketch di Cosmas un modello dell’universo.


La terra stava piana all’equatore del mondo, dicevamo, per come visibile in questa mappa araba della Terra realizzata dal geografo Idrisi nel secolo undicesimo.
Essa era ripartita in varie suddivisioni climatiche per come visibile nel “Ymago mundi et tractatus alii” di Pierre d’Ailly e poi nella mappa di Sacrobosco.


Per capire meglio la differenza tra mondo e terra e la divisione tra le aree del cielo sarà utile fare riferimento alla vasta iconografia cristiana medievale prima della cosiddetta rivoluzione copernicana, che in massima parte ha creato quegli occhiali che ci impediscono di capire il mondo antico.
Nella Chiesa della dormizione della Theotokos di Askilipio, Rodi, Grecia troviamo degli affreschi murari del nono secolo che ci possono bene condurre:
Il primo riguarda la creazione del mondo con i sette cieli da parte del Cristo, il secondo tratta della creazione della Terra, ove la creazione della Terra e’ distinta da quella del Mondo.



Infine, la creazione del Sole e della Luna e poi degli animali, dopo la creazione del Mondo e della Terra.



Nell’altra creazione del mondo in mosaico, del tredicesimo secolo a Venezia, basilica di San Marco, si può notare la sfera del Mondo con all’interno, Stelle, Sole e Luna.
Ancora più utile il dipinto di Giovanni di Paolo, “Creazione del mondo e cacciata dal paradiso”, ove si possono vedere, attorno alla terra posta al centro, i sette cieli successivi alla sfera del fuoco e, ultima, l’ottava sfera stellata (con i simboli delle costellazioni) chiusa dal firmamento con il cerchio più scuro.
Un altro tema della grande differenza concettuale tra la concezione geografica del mondo antico e quello moderno è quello dell’axis mundi, asse del mondo, ovvero dell’asse attorno a cui girava il firmamento. Tale asse è stato denominato Yggdrasill dalle popolazioni del nord-Europa e scandinave, in particolare. Qua vediamo l’Yggdrasill in una copia di una runa in Svezia.


In un’altra riproduzione artistica dell’albero del Mondo Yggdrasill sono da notare le radici, tanto nel Cielo quanto nella Terra. L’apparato radicale stellare è denominato delle stelle beheniane, ovvero delle stelle radici dell’albero della vita, dall’arabo bahman, radice, dal momento che ciascuna di esse era considerata una fonte di energia astrologica per uno o più pianeti.


La corsa delle stelle attorno all’asse del mondo, ovvero attorno alla stella polare, qui in una foto di Ken Christison, nel mondo romano veniva paragonata alla corsa equestre.
Qui vediamo nel mosaico del circo, di Villa Silin in Libia, al centro il monumento del sole, sui lati i monumenti per gli altri 6 astri.
Di seguito una rappresentazione artistica della visione antica del movimento del sole e della luna attorno all’axis mundi. E ancora una rappresentazione della visione antica del movimento della cupola celeste attorno alla stella polare, posta al centro.


Trattiamo ancora dell’axis mundi e delle parche di cui trattava Platone nel decimo libro della Repubblica a proposito del mito di Er.
Nel disegno vediamo Ananke che regge l’asse e le parche che muovono sfere (o fusaioli come li ridefiniva Platone) attorno alla colonna di luce.


Di seguito Ananke e le parche, Lachesi, Cloto e Atropo attorno alla colonna. Una gira il fusaiolo del presente Cloto, Atropo del futuro e Lachesi del passato.
In un bassorilievo si può notare la moira Lachesi che, su un mondo, sostenuto da una colonna, tiene in mano un foglio (il destino), mentre Cloto fila e Atropo taglia il filo.




Vediamo ancora le Parche ritratte in un mosaico.
Detto dell’axis mundi e delle parche, parliamo degli otto cieli e della da noi ipotizzata similitudine col Pantheon.
Qui vediamo un vaso riproducente i sette cieli planetari (spazi bianchi), con al centro una terra ritratta a forma di croce. Il vaso risale al nono secolo avanti Cristo.
Di seguito una simile riproduzione medievale dei cieli del mondo. Dopo l’atmosfera e l’area del fuoco, si vedono i sette cieli planetari seguiti dall’ottava sfera stellare.
Per avere una visione della concezione del mondo visto lateralmente è utile la riproduzione di Fazio degli Uberti, nel Dittamondo: sopra la terra, vediamo l’acqua, l’aria, il fuoco, le otto sfere e l’empireo. La visione laterale presenta dunque una piramide o una cupola rovesciata.


Simile rappresentazione degli otto cieli e degli otto fusaioli platonici è stata offerta da un matematico che ha provato a rappresentare i rapporti armonici e matematici tra gli astri, esposti da Platone nel mito di Er e nel Timeo. Tale studioso, Newsome, reinterpreta matematicamente gli astri di Platone e indica anche le 3 parche che girano i rispettivi fusaioli ovvero le sfere degli astri.

Come visibile dopo il fusaiolo della luna, in cui era conficcato l’axis mundi attorno a cui girava il cielo, stava quello del sole: tale disposizione astrae era quella antica, tipica degli egizi e di Platone. Successivamente in epoca più tarda prevalse la concezione caldea che metteva invece il sole in posizione centrale rispetto agli astri.

Se si capovolge la figura del Newsome, con stupore, possiamo notare che tale figura è perfettamente e incredibilmente speculare alla cupola superiore del Pantheon.
Ovviamente per ovvi motivi statici i costruttori scelsero di capovolgere i fusaioli, poiché una cupola o piramide rovesciata ben difficilmente avrebbe resistito a tempo e terremoti.
Di seguito una rappresentazione artistica dei fusaioli inseriti nella colonna di luce (axis mundi) del mito di Er platonico.


In questa foto si possono apprezzare gli otto fusaioli visti dall’esterno del pantheon e l’axis mundi in alto. L’ultimo fusaiolo, ovvero la prima fascia prima dei gradoni, è quello dell’ottava sfera ovvero delle stelle fisse, il primo fusaiolo, dopo quello di Saturno, poi Giove, Marte, Mercurio, Venere Il fusaiolo attorno all‘oculus (axis mundi) è quello della Luna.

Vediamo ora come si sono resi architettonicamente i fusaioli all’interno.
L’ottavo fusaiolo, stelle fisse, era a pianterreno ed era limitato sotto dal pavimento e sopra dalla cornice dell’imposta. Il secondo fusaiolo di Saturno era all’imposta. Con il fusaiolo di Giove cominciavano le fasce di 28 cassettoni per fascia (28 sono le case lunari), seguito da Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna, quest’ultima, per ovvi motivi, senza case lunari, al cui interno, come detto, stava l’asse del mondo.

Nella visione dall’alto della cupola del Pantheon si nota l’ottavo fusaiolo (stelle) sulla circonferenza e il primo fusaiolo attorno all’oculus (axis mundi) quello della Luna.


Trattiamo ora della religione del Mondo e il Pantheon.
La religione cosmica di Platone (dal greco cosmos ornamento ovvero mundus in latino) ipotizziamo sia stata riprodotta nel Pantheon.
Cosa determina tale intuizione? Il fatto che come detto il Pantheon raffigurasse, per le citate notizie di Ammiano Marcellino e di Dione Cassio, il cielo, la succitata riproduzione architettonica della concezione platonica dei fusaioli celesti e, infine, una notizia che riportiamo da un autore settecentesco, il Vasi: Questo maraviglioso tempio, secondo il sentimento comune, […] si disse Panteon, perché era dedicato a tutti li Dei immaginati da’ Gentili. Nella parte superiore […] erano collocate le statue delli Dei celesti, e nel basso i terrestri, stando in mezzo quella di Cibele; è nella parte di sotto, che ora è coperta dal pavimento, erano distribuite le statue delli dei Penati.

Dunque vi erano statue sotto il pavimento a rappresentare Ctonia.
Nella foto le nicchie per gli dei planetari di Urania nell’imposta e il pianterreno con le nicchie per gli Dei terrestri di Gaia.


Sull’imposta erano collocate, invece, statue delle sette divinità planetarie di Urania. Gaia (la Terra) era invece rappresentata dalle statue degli Dei terrestri al pianterreno del Pantheon, con in mezzo Cibele.

Qui vediamo il pavimento del Pantheon. Per ogni figura geometrica sono inscritte le sette fasce circolari dei sette piani ctoni, qui ritratti in un dipinto indiano del diciassettesimo secolo raffigurante i sette livelli dell’inferno giainista.

In corrispondenza, sopra il pavimento, stava la cupola interna divisa in sette fasce circolari.

Dopo Urania, Gaia e Ctonia cosa mancava per completare la celebrazione del mondo di Platone? L’oceano. Dove si trova? Dietro il Pantheon, ed era il tempio di Nettuno anch’esso realizzato da Agrippa.


Vediamo qui una ricostruzione della basilica di Nettuno (Oceano), dietro il Pantheon. Nella immagine sulla sinistra si intravede lo Stagnum (che rappresentava l’acqua dolce di laghi e fiumi) e sulla destra il portico degli argonauti.


Nella foto vediamo fregi della basilica del dio Nettuno / Oceano.
Nell’immagine accanto vediamo riassunto il piano urbanistico di Agrippa dedicato al culto del Mondo: Pantheon, Basilica di Nettuno, portico Argonauti e Stagnum. Il Pantheon comprendeva le divinità uraniche, terrestri e ctonie. La basilica di Nettuno quelle oceaniche.


Di seguito una ricostruzione della Basilica del dio Nettuno con statue: dietro si vede il Pantheon. Si può notare la corrispondenza delle statue al pian terreno del tempio di Nettuno con quelle del Pantheon.
Accenniamo all’atmosfera.
Nella immagine gli strati dell’atmosfera terrestre secondo la scienza moderna. Come facevano gli antichi a conoscere dell’esistenza della mesosfera e della termosfera?


Nella foto successiva la sottile fascia atmosferica fotografata dall’altezza di 35 km da un pallone sonda.
Facciamo un breve cenno alla coenatio rotunda di Nerone in cui le stelle giravano continuamente attorno a lui, per come scriveva Svetonio.

E’ evidente la similitudine con il temporalmente precedente Pantheon simile al cielo a testimonianza dell’origine augustea e non adrianea della concezione della struttura.


Nella foto resti della presunta coenatio rotunda di Nerone.
Di seguito una moneta che dovrebbe ritrarre la coenatio su cui è scritto: mac (machina) aug (augusta). Qualcuno sostiene che ruotasse il pavimento, ma nella visione dell’epoca la terra era stazionaria.
Ora trattiamo del punto fondamentale della nostra ricerca: la musica per l’ascesa agli astri studiata dai pitagorici è stata usata anche nel Pantheon?

Da dottrina pitagorica, i riti per l’ascesa astrale dell’anima venivano effettuati con vocalizzazioni, toni e semitoni corrispondenti ad astri e muse.

Lo gnostico Marco così riproduceva in questo schema la corrispondenza di vocali, astri, intonazioni, note musicali e muse.
Circa l’ascesa tramite la musica: si vedano le canne della siringa di Pan che rappresentano gli astri.


In un altra foto una statua di siringa (con le canne astrali) e Pan.
Vediamo poi l’ipogeo di Santa Maria in Stelle, presso Verona. Nessuno ha ancora capito che quei strani tubi sono in realtà le canne cosmiche della siringa di pan quale rappresentazione dell’armonia musicale delle sfere.

Un altra immagine ritrae Pitagora che studia l’armonia e la ratio con diversi strumenti musicali.


Da Zeugma (in Turchia) viene questo bel mosaico delle muse.


Quì abbiamo un askos pitagorico a forma di sirena. la siringa a sette canne rappresenta l’armonia dei sette astri, la melagrana il ciclo vita morte. Nel manico è raffigurata l’anima del defunto gestita dalla sirena del mito di ER con in mano la siringa.
Nella successiva immagine vediamo la tetraktys, armonia delle sirene, che raffigura l’universo musicale pitagorico: l’ottava (1 in rapporto a 2), la quinta (2 in rapporto 3) e la quarta (3 in rapporto a 4).


Nel sistema dei diapason pitagorici e nel Timeo di Platone, il diapason della luna risuona doppio fino al sole, triplo fino a venere e quadruplo fino a mercurio, eccetera.


Dal museo di Capua vediamo un mosaico con coro sacro del terzo secolo dopo cristo, mentre dalla Villa del Cicerone di Pompei il mosaico di un musicista con timpano.
Nel Grande Papiro Magico di Parigi chiamato anche apathanatismos (ricetta di immortalità) e in altri papiri simili sono presenti intonazioni con vocali, fatte durante i logoi (parole di passo) corrispondenti a ciascun astro, durante il rito che mirava a pulire, lustrare, l’anima per l’ascesa agli astri, ovvero per l’immortalità.


Qui una foto del papiro magico di Parigi e accanto una foto della struttura alveolare (oro?) del Sole fatta dall’osservatorio di Mauna Kea nelle Isole Hawaii.
Considerato che, nel rito, il logos del Sole viene subito dopo quello della Luna non vi sono, secondo noi, dubbi sull’attribuzione all’epoca ellenistico-alessandrina del papiro e non alla cultura mitraica, molto più tarda.
Ne consegue che il papiro magico per l’immortalità potrebbe essere stato verosimilmente usato dall’imperatore nei riti per la sua immortalità tramite ascesa agli astri.
Trattiamo ora della forma del cielo e delle similitudini col Pantheon.


In questa stele egizia vediamo la dea Nut, con il corpo blu arcuato a cilindro, che sta a simboleggiare il firmamento. Qualche coincidenza con la struttura cilindrica originaria del Pantheon? Ovvero vi sono richiami egiziani, non solo nei riti ermetici, ma anche nella struttura?
Questo papiro raffigura un‘altra immagine della dea Nut arcuata sopra la terra, il dio Geb (Gaia) sdraiato. A metà sta il dio Shu che rappresenta l’aria.


Qui vediamo una rappresentazione biblica del firmamento (raqia in ebraico) anch’esso arcuato a cilindro.
Se ne ricava che la strana forma del tempio del Pantheon, uguale al cilindro del cielo di cui parlava Ermete Trismegisto, sarebbe stata influenzata dalle concezioni cosmologiche egizie.


Oltre al richiamo alla cosmologia egizia, uno dei motivi della forma cilindrica era, secondo noi, l’uso rituale della struttura da usare per lustrazioni circumambulatorie.


Crediamo che i riti lustrali circumambulatori, che riteniamo fossero tenuti all’interno per la purificazione dell’anima dell’imperatore, fossero svolti in direzione uguale al moto stellare, ovvero in senso orario (strofa).



Supponiamo, poi che nel Mausoleo funebre di Augusto fossero tenuti riti circumambulatori in direzione contraria al moto stellare, ovvero in senso anti-orario (antistrofa).
Nella foto le tabulae iguvinae : esse cono sette tavole bronzee rinvenute nell’antica Ikuvium (Gubbio). In esse sono descritti i cerimoniali di lustratio.
Sopra ammiriamo una processione imperiale ritratta nell’Ara Pacis di Roma.


Una circumambulazione in senso antiorario è quella che si svolge oggi attorno alla Kaba, a La Mecca, in Arabia Saudita: ovvero il rito del ṭawaf.
Nella foto danze circumambulatorie odierne celebrate in Svezia attorno al midsommarstong, circumambulazione in senso orario attorno al palo, qui aggiunto di simbologie moderne.
Circa i concetti di strofa e antistrofa trattiamo ora delle danze dei pianeti e dei labirinti lustrali.


Di seguito una rappresentazione tolemaica della scoperta pitagorica del moto retrogrado. Esso sarebbe stato causato dalla combinazione di due orbite circolari (epiciclo e deferente).
Nell’immagine moti retrogradi di Marte (in rosso), Mercurio (in viola) e Venere (in verde) visti dalla Terra (tempo di percorrenza sette anni). E’ da notare che a ogni nodo corrisponde un moto retrogrado


Riteniamo che nel labirinto (nella foto Teseo e Minotauro a Paphos, Cipro), imitando il moto dei pianeti, si praticassero cerimonie lustrali in strofa (avanti) e antistrofa (indietro). Qui il labirinto della la cattedrale di Chartres: notare la rosa interna.


Nella foto la danza dei pianeti Mercurio e Venere negli anni. La danza di Mercurio assume la forma di una corona circolare. Il pianeta Venere assume la forma di una rosa cosmica (pentalfa) con i suoi moti retrogradi in otto anni.


Nella foto la danza all’indietro del pianeta Marte e il moto retrogrado dello stesso pianeta descritto da Keplero.
Oltre alla concezione cosmologica, anche egizie erano le tecniche di ascesa stellare.


Nella foto il Liber de quindecim stellis di Hermes Abhaidimon, fonte usata per l’abbinamento tra astri, piante e pietre per i riti di ascesa alle stelle.
Nella foto successiva il Grande Papiro Magico di Parigi, chiamato anche manuale per l’immortalità, che riteniamo fosse stato usato da Ottaviano causa la sua origine egiziana alessandrina di poco precedente all’età augustea.
Nelle immagini vediamo un abbinamento tra astri, piante e pietre del Liber de quindecim stellis.


Qui è ritratto un papiro egiziano del terzo secolo dopo cristo: i vocalizzi alla fine così suonano: aeeiooouoieea – eeiooouoiee – eiouoouoie – iouoouoi- ouoououoou uuuuu- oo. Da notare la presenza della Stella e della Luna sui lati del papiro.
Nella foto un’amuleto egiziano di diaspro verde: nella fronte, osiride con due falchi in barca. Sul retro, incisione di vocalizzi aeêiouô. Il diaspro e’ pietra consacrata a marte e giove.


Nella foto un altro amuleto egiziano di diaspro verde. Nella fronte: una figura magica con quattro ali ed una coda. Su retro un’altra vocalizzazione: iaô eulamô ieuêêu a ee êêê iiii ooooo uuuuuu ôôôôôôô.

Nella foto una piantaggine (plantago lanceolata) : trattasi di una specie vegetale associata al diaspro e ai pianeti Marte e Giove.

Co riferimento alla stessa tecnica rituale per l’ascesa agli astri vediamo nella foto simboli mitraici per l’ ascesa agli astri rappresentati nel Mitreo di Felicissimus a Ostia Antica risalente alla seconda metà del terzo secolo dopo cristo. Nel primo segmento quelli della Luna, nel secondo quelli del Sole, nel terzo quelli di Venere, nel quarto quelli di Mercurio.

Altri simboli mitraici per l’ ascesa agli astri nel mitreo di Felicissimus sono nel primo segmento quelli di Marte, nel secondo quello di Giove, nel terzo quelli di Saturno.
Le tecniche rituali di ascesa erano, dunque, conoscenze dettagliatamente codificate nelle procedure rituali espresse in parole, suoni, simboli e segni.


Tutto era fondato sulla tesi pitagorica e poi platonica della consustanzialità tra anima e stelle, costituite della stessa sostanza, l’etere, rotante nello stesso senso orario delle stelle.



Nelle immagini vediamo scene delle anime nei Campi Elisi. Di seguito ritratti apposti su mummie di epoca romana.




E infine l’immagine di un sarcofago con un giovane ritratto sopra la luna e tra gli astri.


Se si voleva conseguire la peculiare qualità delle stelle, ovvero la perenne immortalità, occorreva seguirne lo stesso moto circumambulando nello stesso senso, in armonia tra corpo e anima, perché gli incorporei si riflettono nei corpi e i corpi negli incorporei, vale a dire il mondo sensibile nel mondo intelligibile e l’intelligibile nel sensibile, come insegnava Hermes Trismegistus


Un imperatore che avesse voluto consacrare, con la sua ascensio ad astra, l’inizio dell’impero fondato su un nuovo patto tra Roma e gli Dei, non avrebbe potuto non rispettare al dettaglio tali tecniche, a scanso di nefaste empietà.
Immaginiamo, dunque, per un momento, Ottaviano durante la celebrazione del rito d’immortalità. Eccolo, vestito di bianco seguire la processione circumambulatoria, guidata dalle Vestali, all’interno del Pantheon. Lo sentiamo, urlare, imperioso, agli astri: Silenzio! Silenzio. Sono un astro che procede con voi e che splende dall’abisso, per come scritto nel Papiro Magico di Parigi.

Lo vediamo alla fine stringere nella mano la lamina d’oro orfica su cui è scritto: Sono figlio della terra e del cielo stellato, sono di razza celeste, sappiatelo.
(temi tratti da “Il Pantheon del Cielo” di Aurelio Bruno, 2022, ISBN: 9798844154249)
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Last updated: February 26, 2023
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