È quello che capita anche a noi: relegati in qualche cavità della Terra, crediamo di abitare in alto, sulla sua sommità e chiamiamo Cielo, l’aria, convinti come siamo che esso sia lo spazio dove si volgono gli astri.
(Platone, Fedone)
E queste sono le affezioni del mondo (κόσμος), ruotare e scomparire. E la rotazione è rivolgimento, scomparsa è rinnovamento. Dunque, il mondo intelligibile dipende da Dio, quello sensibile dall’intelligibile, e il Sole, attraverso il mondo intelligibile e quello sensibile, dispensa il flusso del Bene proveniente da Dio, ossia l’azione creatrice
(Ermete Trismegisto, Corpus)
Così essi (i pitagorici) credono che il rapporto delle velocità degli astri, in relazione alle distanze siano i medesimi degli accordi musicali e perciò dicono che è armonico il suono degli astri rotanti
(Aristotele, De Caelo)
“(…) Quando, invece, un uomo ha teso con tutto il suo zelo alla scienza e ai pensieri veri, e, di tutte le sue facoltà, ha esercitato principalmente quelle dello spirito, un tale uomo, di assoluta necessità, quando perviene alla verità, ha nel suo cuore e nei suoi pensieri l’immortale e il divino e, nella \ misura in cui è consentito alla natura umana partecipare all’immortalità, in nessuna parte gli sfugge. Non cessa di rendere culto alla Divinità; coltiva sempre, curato e sistemato come si deve, il “demone” che abita in lui: gioisce quindi necessariamente di una singolare eudemonia (…)
(Platone,Timeo)

UOMO E ASTRI
Prima di addentrarci nel cosmo antico è necessario fare una premessa:
il “Mondo” non è la Terra, come la intendiamo oggi, visibile nel
mappamondo.
Il Mondo era l’insieme costituito dalla Terra, dalle acque e dagli otto
Cieli al di sopra di essa.
Il cielo stellato ruotava attorno alla Terra stazionaria e non il
contrario.
Non esisteva un “cosmo” al di fuori del Mondo. Il Cosmo era il
Mondo stesso85.
Per la scienza di oggi il cosmo è infinito, uno spaventoso abisso di
nulla intorno alla Terra.
La Terra non è più il centro del Mondo. Essa reca le insignificanti
vite degli uomini, in un universo incomprensibile e privo di speranza.
Talmente privo di speranza che, a mo’ di consolazione escatologica,
qualcuno ha ipotizzato la grottesca pantomima di miliardi di
salvifiche crocifissioni cristiche in miliardi di mondi alieni.86
Il sistema pre-copernicano metteva, invece, l’uomo al centro
dell’Universo.
Per il tre volte grande Ermete l’uomo, ipostasi di Dio, era il vero
centro del Mondo.
59E quell’uomo centro del Mondo acquisiva saggezza e vita eterna
contemplando le stelle.
Il senso e il fine della vita del saggio era il ritorno tra le stelle.
Sentiamo cosa dice in proposito il divino Platone:
“Quanto a questa specie di anima che in noi è sovrana, ecco ciò che bisogna
pensarne. Dio l’ha data a ciascuno di noi come un Genio divino, questa
specie di anima che noi dichiariamo che abita nella parte superiore del
nostro corpo e ci solleva, sopra la terra, verso quei genitori che abbiamo in
cielo”, poiché noi siamo una pianta non terrestre, ma celeste. E questo
linguaggio è perfettamente vero. In effetti, è lassù, da dove l’anima, per la
prima volta, ha avuto origine, che la Divinità ha sospeso la nostra testa, che
è come la nostra radice, e, in tal modo, ha dato al corpo la stazione eretta.
Quindi quando un uomo si è da tempo consegnato alle brame della carne o
all’inseguimento degli onori, ed è per queste cose che si dà la maggior parte
di pena, tutte le sue preferenze, necessariamente, si sono inclinate verso la
terra e, per quanto è possibile rendersi mortali, non gli manca niente perché
vi riesca completamente, poiché si è sempre applicato a nutrire la parte
mortale. Quando, invece, un uomo ha teso con tutto il suo zelo alla scienza
e ai pensieri veri, e, di tutte le sue facoltà, ha esercitato principalmente
quelle dello spirito, un tale uomo, di assoluta necessità, quando per viene
alla verità, ha nel suo cuore e nei suoi pensieri l’immortale e il divino e,
nella misura in cui è consentito alla natura umana partecipare
all’immortalità, in nessuna parte gli sfugge. Non cessa di rendere culto alla
Divinità; coltiva sempre, curato e sistemato come si deve, il “demone” che
abita in lui: gioisce quindi necessariamente di una singolare “eudemonia“,
Ora, c’è solo un modo per prendersi cura di una cosa, qualunque essa sia: è
fornirle, ogni volta, il nutrimento e i movimenti che convengono. Ora i
movimenti che hanno affinità con il principio divino in noi sono i pensieri
del Tutto e le sue rivoluzioni. Ognuno di noi, seguendo questi movimenti
celesti, rettifica, con la conoscenza delle armonie e delle rivoluzioni del
Tutto, le rivoluzioni (dell’anima intellettuale) nella nostra testa, che sono
state gustate al momento della nascita; che rende il soggetto che contempla
simile all’oggetto contemplato, in conformità alla natura originaria di questo
60soggetto; e cosi, avendo completato questa somiglianza, raggiunge il fine
supremo della vita migliore, che gli dei hanno proposto agli uomini, per la
durata presente e per il tempo a venire.87”

CONFORMAZIONE DELLA TERRA
Che la Terra fosse stazionaria era un concetto accettato da tutti nella
cultura dell’epoca.88
Come detto, la maggior parte dei filosofi concepiva il Mondo come
sferico, ma con una conformazione diversa rispetto alle
rappresentazioni moderne.
Per “Mondo” si intendeva non il nostro globo, ma una sfera alla cui
metà, ovvero lungo l’equatore, insisteva la Terra, immobile chiusa al
di sopra dal Firmamento in incessante movimento rotatorio, e
circondata dalle acque.89
Vediamo nello specifico quali erano le concezioni dei vari
filosofi/scienziati dell’epoca.
A differenza di quanto sostengono alcuni studiosi contemporanei,
“Pitagora fu anche il primo a chiamare cosmo (Mondo) l’universo e a
dire che la terra è di forma convessa” (ogni piano è sempre una
figura geometrica convessa). Secondo Teofrasto invece fu Parmenide
e secondo Zenone, Esiodo90.
Ermete, dando la parola a Iside, ci dice a riguardo: “… E Iside
rispose: – La Terra giace supina al centro del tutto, come un uomo
che guarda al Cielo ed è divisa in tante parti quante le membra
umane.”91
Aristotele racconta di come Talete dicesse che la Terra galleggiasse
inerte sull’acqua e come rimanesse ferma come un legno su di essa.92
Anassimandro diceva che la Terra è librata nell’aria, non è sostenuta
da niente e rimane sospesa perché ha uguale distanza da ogni cosa
che la circonda. Ha la forma ricurva sferica, simile a una colonna di
pietra o tamburo; delle sue superfici l’una è quella sulla quale ci
muoviamo, l’altra sta dalla parte opposta.93
61Da Plutarco apprendiamo che egli pensava che la Terra avesse forma
cilindrica e che l’altezza corrispondesse a un terzo della larghezza94.
Parmenide fu il primo a dire che la Terra occupa il centro
dell’universo.95
Egli pensava che la Terra fosse di forma convessa. Per il fatto che è
distante da tutti i punti, essa rimane in equilibrio. Perciò essa si agita
soltanto, ma non si muove.96
Anassagora diceva che la Terra avesse forma piatta e che rimanesse
librata immobile in forza della sua grandezza, “tanto perché non c’è
vuoto e perché l’aria, che è molto gagliarda, sorregge la Terra
appoggiata sopra. (…) La Terra è cava e contiene acqua nelle
cavità”.97
Anche il pitagorico Archelao sosteneva che la Terra fosse cava e, a
riprova, adduceva il fatto che il Sole non si leva né tramonta
contemporaneamente per tutti gli uomini, ciò che dovrebbe fare se la
Terra fosse piatta.98
Sempre secondo Anassagora, il motivo della stabilità della Terra è la
forma piatta perché essa non taglia l’aria sottostante ma la suggella a
guisa di coperchio, come si vede che fanno i corpi di forma piatta, i
quali sono difficilmente scossi dai venti per la resistenza che
oppongono. La stessa cosa farebbe la Terra di fronte all’aria
sottostante per la sua piattezza e l’aria, non avendo spazio sufficiente
per spostarsi, rimarrebbe ferma di sotto, tutta raccolta, come l’acqua
nelle clessidre: “Se la Terra non avesse forma piatta non potrebbe
stare ferma.”99
Al contrario, Diogene di Apollonia diceva che la Terra fosse sferica,
saldamente collocata al centro, avendo raggiunto la sua costituzione
in forza del movimento circolare dovuto al caldo e del congelamento
dovuto al freddo.100
Come Anassimandro, anche Leucippo sosteneva che la Terra avesse
la forma di tamburo.101
62Eratostene sosteneva, secondo Macrobio, che “la dimensione del
Sole è 27 volte più grande di quella della Terra, mentre Posidonio
diceva che esso sarebbe molte volte più grande della Terra.102
Passiamo ora a Platone. Avvertiamo che, per la completezza e
coerenza sistemica del suo pensiero, saremo costretti a citare più
volte vari passaggi in riferimento ai diversi argomenti.
(…) ritengo che la Terra sia grandissima.(…)103. È quello che capita anche a
noi: relegati in qualche cavità della Terra, crediamo di abitare in alto, sulla
sua sommità e chiamiamo Cielo, l’aria, convinti come siamo che esso sia lo
spazio dove si volgono gli astri; Ecco, amico mio, quel che si dice, che per
prima cosa questa vera Terra, a chi la guardi dall’alto, appare come una di
quelle variopinte sfere di cuoio,divise in dodici spicchi, dai colori diversi,
simili questi, appena, a quelli che di solito usano quaggiù i pittori. E quella
Terra lassù, tutta di questi colori è dipinta, ma molto più luminosi e più puri
dei nostri: ora, infatti, è purpurea, di una meravigliosa bellezza, ora è color
dell’oro o tutta bianca, più bianca del gesso e della neve, e gli altri colori,
poi, di cui è composta, assai più numerosi e più belli di quanti noi mai ne
abbiamo visti. E le stesse cavità della Terra, colme corsie son d’acqua e
d’aria, assumono una colorazione particolare nella gamma variopinta degli
altri colori, così che la Terra appare in una sua tonalità cangiante e uniforme
insieme104.
Un tratto peculiare del sistema di pensiero platonico è che la nostra
Terra insista in una piccola cavità di una “vera Terra”, grandissima,
posta immobile al centro dell’universo.105
Da una testimonianza di Strabone, apprendiamo che “Posidonio
riferisce che colui che per primo divise la Terra in cinque zone fu
Parmenide, ma che egli dichiarava pressoché doppia in estensione la
zona torrida (rispetto a quella che è fra i tropici), estendendosi oltre i
due tropici verso l’esterno e verso le zone temperate”.106
Ezio ci dice che per Parmenide l’aria è una “secrezione della Terra,
che evapora a causa della pressione più forte di questa”.107
63Senofane dichiarava che la Terra fosse infinita e che non fosse
avvolta in ogni parte di aria. Diceva inoltre che tutte le cose
venissero dalla Terra.108
Stesso concetto esprimeva Lucrezio quando diceva che la Terra
“resta ferma nel mezzo del mondo”109, cioè stazionaria a metà del
mondo.
Democrito, sosteneva che la Terra fosse oblunga, avendo la
lunghezza pari a una volta e mezza la larghezza110 e che inoltre,
essendo mescolata con l’acqua, lì dove era fortemente compressa, “a
causa di questa divenne cava111 e profonda, mentre ove era poco o
nulla di acqua lasciò apparire le montagne”.112
L’astronomo di Rodi, Gemino, criticava la teoria di Cratete di Mallo
che – a proposito di Odissea 1, 23-24 – sosteneva che, secondo
Omero, la Terra era rotonda. Per Omero, piuttosto, come per tutti gli
antichi poeti, la Terra è un disco piatto circondato dall’Oceano.
Gemino così argomentava:
Ciò che Omero presenta (sugli Etiopi) concorda interamente con la
concezione del mondo che abbiamo segnalato (scil. la Terra disco piatto),
per contro ciò non concorda più con la forma reale dell’universo, che è
quella di una sfera. Infatti la Terra è situata nel mezzo dell’insieme del
mondo, e rispetto a questo mondo, appare solo come un punto113.
E ancora:
La Terra nella sua totalità ha il valore di un punto centrale rispetto alla sfera
degli astri fissi ed è impossibile che nessuna emanazione o effluvio penetri
dagli astri fissi fino alla Terra114.
Circa le dimensioni della Terra, l’astronomo Cleomede riteneva che
essa fosse solo un punto in relazione al Cielo e “Sebbene sia stato
dimostrato, con gli argomenti (…) che la Terra è di dimensioni
6465
immense, molte ragioni dimostrano che è solo un punto, non solo
rispetto alla grandezza totale dell’universo, ma anche in rapporto
all’elevazione del Sole e che comunque è molto più piccola della
sfera che abbraccia gli astri fissi (…)”115
Metrodoro di Chio affermava che “nessun corpo che si trovi nel
luogo suo proprio si muove, se non c’è nessuno che lo spinga fuori
(…) Per la qual cosa neppure la Terra si muove”.116
Una definizione geografica complessiva della Terra la darà
l’astronomo Igino:
La Terra, posta nel punto di mezzo del mondo, equidistante da tutti i suoi
punti, occupa il centro della sfera. L’asse la divide in due parti lungo l’intera
sua lunghezza. L’Oceano, diffuso nella parte periferica della sfera, bagna i
confini del globo pressoché intero;” si ritiene perciò che le costellazioni vi
cadano dentro al loro tramontare.117
La Terra era, nel pensiero antico, al centro di tutto, come conferma
anche Plotino: “perciò sarà meglio ascoltare Platone, il quale dice
che è necessario ci sia nell’universo un solido che sia in tal modo
resistente, sicché la Terra è posta al centro come un ponte, solida
base per coloro che vi camminano sopra”.
Infine, anche per il neoplatonico Macrobio, la Terra è stazionaria,
immobile al centro dell’Universo e, come spiegato, posta piatta al
centro equatoriale del mondo e non curva e seguente la circonferenza
della sfera, per come accettato oggi.118

L’IMPORTANZA DEL PITAGORISMO PER LA COMPRENSIONE DEL “MONDO” ANTICO
Oggi Platone viene ritenuto, giustamente, il principale autore in tema
di religione siderale. Dall’analisi dei testi coevi emerge però lafortissima influenza esercitata dal pitagorismo su Platone e su tutta la
futura evoluzione dottrinale in materia.
Non entreremo nell’antica e vexata quaestio sulla quantità e qualità
degli argomenti rubati dal divino Platone all’Archegete Pitagora119.
Nè ci occuperemo del famoso libro dato dal pitagorico Archita a
Platone.
Nel prosieguo parleremo di teorie di Neopitagorici (o Neoplatonici)
come Plotino, Porfirio, Giamblico, Proclo. Analizzeremo costruzioni
pitagoriche sull’armonia universale quale via di purificazione dalle
impurità terrestri. Entreremo in un mondo coerente di pensiero
espresso nei secoli da filosofi, astronomi, musicisti, etc., tutti fedeli
alla stessa scuola, quella pitagorica120.
Non lo si è fatto apposta o per calcolo di alcun tipo.
Tutto il pensiero classico in materia di Mondo e Cielo
implacabilmente ritorna sempre sui medesimi fondamenti pitagorici.
Ma lasciamo che sia uno dei pochi studiosi contemporanei ad
illustrare il rilievo assunto dal Pitagorismo su tutta l’astronomia
antica.
Il Rougier121, attribuisce correttamente al sommo Pitagora il grande
merito di avere sovvertito le teorie dei cosiddetti “metereologi”. Essi
avevano espulso il divino dalla natura cosmica, ridotta a pietre,
pomici, fuochi, etc. Il filosofo di Samo con la considerazione
sull’intelligenza del moto degli Astri e degli stessi pianeti (niente
affatto vaganti al modo in cui intendevano i “metereorologi”) aveva
assimilato al loro movimento e alla loro essenza eterica quella delle
anime umane. Da qui la religione astrale pitagorica e il ritorno della
trascendenza nello studio della natura e del cosmo, impregnato, come
diceva Ermete, di anima. Tale concezione è stata in seguito
irrimediabilmente alterata, prima dalla rivoluzione copernicana, poi
dallo scientismo attuale122.
Sentiamo dalle parole di Rougier:
66Non appena la scienza della natura nacque sulle rive della Ionia, entrò in
violento conflitto con la religione popolare, come dimostra il processo per
ateismo intentato contro Anassagora di Clazomene, il propagatore ad Atene
della fisica dei Milesiani, nel secolo di Pericle. Gli astrofisici, che allora si
chiamavano meteorologi, sostenevano che i movimenti erratici dei pianeti
erano il risultato della Fortuna e del caso e, equiparando la genesi delle
stelle alla formazione delle meteore, professavano la “natura terrestre” delle
stelle e l’unità materiale del mondo. Queste conseguenze atee allontanarono
molte menti dallo studio di questa scienza, in particolare Socrate e il
giovane Platone sulla sua scia. Socrate professava la necessità di limitare lo
studio dell’astronomia alle necessità del calendario e della navigazione,
guardandosi bene dal voler penetrare misteri che gli dèi avevano riservato a
se stessi. Fu allora che l’astronomia pitagorica fu rivelata a Platone, nel
corso dei suoi viaggi in Magna Grecia. Gli insegnò che il movimento dei
pianeti “è l’esatto contrario di una marcia errante”, ma che tutte le stelle
“imitano i movimenti circolari e uniformi dell’intelligenza” e, quindi, sono
dei. Arrivò a scoprire che la vera astronomia, quella che solleva il velo delle
apparenze per cogliere i movimenti reali e semplici, ben lungi dal condurre
all’ateismo, conduce a Dio, così che nessuno può affermare di essere pio,
saggio e dotto se non è prima di tutto astronomo. Ponendo fine al
minaccioso conflitto tra scienza e religione, i Pitagorici sembravano fondare
su argomenti rigorosamente scientifici, contrariamente alla dottrina monista
dei milesiani, la fede nella dualità del Cosmo e di questo microcosmo che è
l’uomo, facendo dell’Astronomia, allo stesso tempo, la vera teologia dei
Filosofi, il coglimento immediato delle leggi dell’armonia del mondo, la
visione beatifica dello splendore degli dèi visibili e l’amore mistico della
bellezza intelligibile”.
Ma torniamo ora alla nostra analisi.
___
Lo ammettiamo. Per potere trattare delle funzioni del Pantheon ci
siamo ritrovati a esplorare il mondo spirituale dell’Età Classica. Tale
6768
la dimensione della ricerca che, alla fine, il libro è diventato un testo
di religione siderale ove si tratta (anche) del Pantheon.
Per potere ovvero capire il senso del Pantheon siamo stati costretti ad
intraprendere un viaggio nella visione che gli antichi avevano del
Cielo, di Urania, come lo chiamavano i Greci.
Oggi quella comprensione è stata totalmente annientata. Il cielo non
è la sede degli Dei. Tanto meno il ritorno ad esso è lo scopo della
vita del saggio.
Il rapporto tra Uomo e Urania è stato tagliato.
Altrettanto legame è stato reciso tra uomo e le parti infere del Mondo,
con Ctonia.
In un eccellente saggio Giorgio Agamben afferma che il dramma
dell’uomo moderno è quello di avere perso il rapporto con Ctonia:
Gaia, la terra senza più profondità, che ha perso ogni memoria della dimora
sotterranea dei morti, è ora integralmente in balia della paura e della morte.
Da questa paura potranno guarire solo coloro che ritroveranno la memoria
della loro duplice dimora, che ricorderanno che umana è solo quella vita in
cui Gaia e Ctonia restano inseparabili e unite.123
Gaia, Ctonia ed Urania, insieme ad Oceano124, costituiscono il
Mondo e di esso vogliamo ora parlare.

IL TRATTATO DEL MONDO DELLO PSEUDO-ARISTOTELE
Una mappa buddista, ritrovata, sembra, in un monastero alla fine del
XIX secolo, ritrae forme geografiche che assomigliano a quelle della
nostra Terra, almeno quelle, in prospettiva azimutale, ritratte nella
bandiera dell’ONU.
Attorno ad essa, oltre le terre Antartiche, appaiono numerose altre
terre mai viste prima. Attorno al Mondo che noi conosciamo ve ne
sarebbero altri?Il pitagorico Petrone pensava che i mondi fossero 183 e disposti
secondo la figura di un triangolo e che, su ogni lato del triangolo, ci
fossero 60 mondi; gli altri tre si toccavano nei tre angoli.125
Non sappiamo nulla di tutto ciò e, pertanto, come Wittgenstein126,
preferiamo non dire altro. Trattiamo del Mondo che invece
conosciamo.
Il Trattato “Del Mondo” dello Pseudo-Aristotele127 c’è utile a fare
una sintesi della visione antica:
(…) Ordunque, il mondo è l’assemblaggio che formano il Cielo e la Terra
con tutte le specie di esseri [10] che questi contengono. “Mondo” si dice
anche, in un altro senso, dell’ordine e della sistemazione della Natura
universale, che allo stesso tempo è sotto la cura di Dio e preservata da Dio
da ogni male. Di questo ordine il centro, per il fatto che è immobile e fisso,
è stato assegnato alla Terra nutrice, che è la dimora e la madre di esseri
viventi di ogni genere128. [15] La regione superiore alla Terra, che è
delimitata in tutto il suo insieme e da ogni parte del lato dalla zona più alta,
dimora degli dei, è denominata Cielo. Pieno di corpi divini, che si è soliti
chiamare astri, mosso da un movimento eterno, il Cielo, con tutti gli astri,
ruota solennemente in cadenza in un’unica rivoluzione circolare, senza mai
cessare, per sempre. Tutto questo Cielo e il mondo essendo [20] sferici e,
come ho già detto, in un movimento continuo, ci sono necessariamente due
punti immobili, in posizione opposta uno rispetto all’altro, come nel caso di
una palla che si fa girare, due punti che rimangono fissi e che trattengono la
sfera, attorno alla quale tutta la massa dell’universo si muove circolarmente
in tondo.129
Sono chiamati [25] poli. Se si concepisce una linea retta tracciata da uno di
questi punti all’altro, [26] – alcuni la chiamano asse -, si avrà il diametro del
Mondo, che ha come centro la terra e come estremità i due poli. Di questi
due poli immobili, uno è sempre visibile, essendo situato nella sommità
dell’asse nel punto cardinale settentrionale – lo si chiama polo artico -, l’altro
rimane sempre nascosto sotto la terra, nel punto cardinale meridionale: lo si
chiama polo [5] antartico.130
69Lo pseudo Aristotele comincia ora a trattare dell’etere, che vedremo
essere fondamentale per la comprensione delle sorti dell’anima nel
contesto del Mondo antico.
Alla sostanza del cielo e degli astri diamo il nome di etere, non, come alcuni
vogliono, perché essendo ignea essa arde (queste persone si ingannano sulla
sua natura, infinitamente lontana da quella del fuoco), ma perché “corre
sempre””, girando in cerchio: è un elemento differente dagli altri quattro,
indistruttibile e divino.
Torneremo a parlare di etere. Anticipiamo ora, per coerenza di
esposizione sul Mondo, il tema degli Astri131 in quanto parte
costitutiva del Mondo:
Quanto agli astri che contiene [10] il cielo, alcuni, senza muovere se stessi,
sono trasportati nello stesso movimento circolare di tutto il cielo, e
occupano sempre lo stesso posto: in mezzo a essi, come una cintura, passa
obliquamente attraverso i tropici il cosiddetto cerchio zodiacale, che si
divide a sua volta nelle dodici regioni dei segni zodiacali. Gli altri astri, che
sono erranti, non si muovono, per loro natura, con la stessa velocità dei
precedenti, [15] né con la stessa gli uni rispetto agli altri, ma ciascuno
secondo un’orbita differente, in modo che uno è più vicino alla terra, l’altro
più in alto. Ora, per quanto riguarda il numero degli astri fissi, nessuno può
scoprirlo, sebbene si muovano tutti sulla stessa superficie, che è quella
dell’intero cielo; invece quello dei pianeti si riassume in sette unità e in
altrettanti [20] cerchi concentrici posizionati in modo tale che il superiore
sia sempre più grande di quello inferiore e che i sette, inglobati l’uno
nell’altro, siano comunque tutti avvolti nella sfera degli astri fissi. Ecco qual
è, in linea continua, la posizione che i pianeti conservano immutabilmente”.
Prima viene il cerchio del Luminoso (Fenone), detto allo stesso tempo
cerchio di Saturno, quindi il cerchio del Risplendente (Fetonte) [25],
chiamato cerchio di Giove, quindi il Rutilante (Piro), chiamato cerchio di
Ercole132 o di Marte, in seguito lo Scintillante (Stilbone), che alcuni
affermano consacrato a Mercurio, altri ad Apollo133, dopo di esso, il cerchio
70del Portatore di Luce (Fosforo), che alcuni chiamano cerchio di Venere, altri
cerchio di Giunone, poi il cerchio del Sole, e in ultimo il cerchio della Luna,
il cui bordo termina sulla terra134. [30] L’etere racchiude tutti i corpi divini e
l’area in cui ognuno di essi si muove secondo il suo rango.
Dopo la natura eterea e divina, che obbedisce, come mostriamo, a un ordine
fisso e che è peraltro immutabile, inalterabile e impassibile, viene, contigua
a essa, la natura che in tutte le parti è passibile, mutabile e, in breve,
corruttibile e deperibile.
L’etere chiude tutti i corpi divini e produce con il suo movimento
l’area del fuoco, oggi conosciuta come termosfera e che si trova tra
80 km e 700 km di altezza. Essa registra temperature di 1.500 °C.
Sopra ancora sta la Esosfera a 2000 °C. Tale area dell’atmosfera
sublunare produce le meteoriti. Sentiamo direttamente dalla voce
dello Pseudo-Aristotele:
In questa stessa natura [35], c’è dapprima l’elemento sottile e infiammabile,
che si infiamma a contatto con la sostanza eterea, a causa delle vaste
dimensioni di questa e della rapidità del suo movimento. E in questo
elemento igneo e disordinato. come viene chiamato, che prorompono
attraverso lo spazio le stelle filanti (meteoriti), che si slanciano come una
linea di fiamma e che ciò che è detto “travi”, “vortici” e comete spesso
fanno un’apparizione [5] stazionaria, poi si estinguono.
Fatto cenno dell’origine delle meteoriti, l’autore ci fornisce, dopo
quella sull’area del fuoco, un’altra notizia anacronistica, ovvero non
giustificata sulla base delle supposte idee scientifiche dell’epoca:
prima dell’area calda esisterebbe un’area fredda dell’atmosfera.
Effettivamente tale area esiste: oggi e’ chiamata “mesosfera”, si
trova tra i 50 e gli 80 km di altezza e registra temperature di meno
85 °C.
Passa poi a parlare delle aree abitate del Mondo:
71Per quanto riguarda il Mondo “abitato”, il metodo usuale è dividerlo in isole
e in continenti, senza vedere che è nella sua interezza un’unica isola,
circondata dal mare detto Atlantico. Esistono inoltre, probabilmente, molti
altri “mondi abitati”, molto lontani dai nostri, sulla sponda opposta dei mari
ce ne separano, alcuni più grandi, altri più piccoli del nostro, 25] ma tutti
invisibili ai nostri occhi all’infuori del nostro. Infatti, ciò che sono le nostre
isole rispetto ai mari qui intorno, il nostro “Mondo abitato” lo è rispetto al
Mare Atlantico e molti altri continenti rispetto a tutto quanto il mare. In
effetti, questi continenti sono solo grandi isole, per così dire, bagnate
tutt’intorno da grandi mari135. É quindi tutto quanto l’insieme [30] della
natura umida diffusa sulla superficie del suolo, con i mondi cosiddetti
abitati che ha lasciato sorgere come una sorta di emergenza dalla terra, che
sarebbe precisamente venuto a seguito dell’elemento dell’aria. Dopo
l’elemento umido, nel più profondo, nel punto più centrale dell’universo, c’è
la massa compressa e compatta di tutta quanta la terra, immobile e
incrollabile.
Non possiamo fare a meno di notare che la descrizione dei continenti
quali grandi isole bagnate tutt’intorno da grandi mari corrisponde alle
conoscenze geografiche e al mappamondo odierno, successive alle
grandi esplorazioni del XVIII e XIX secolo.
Questo è tutto ciò che [35], nel Mondo, chiamiamo la parte bassa. Questi
cinque elementi pertanto, inclusi in cinque regioni di forma sferica, le più
piccole delle quali sono ogni volta contenute nelle più grandi, ovvero la
terra nell’acqua, l’acqua nell’aria, l’aria nel fuoco. Il fuoco nell’etere,
costituisce tutto il Mondo, di cui l’intera porzione superiore rappresenta la
dimora [5] degli dei, l’inferiore quella degli esseri effimeri. Di quest’ultima
porzione, una parte è umida – ciò che si è soliti chiamare fiumi, sorgenti e
mari -, l’altra secca, quella che sogliamo chiamare terra, continenti e isole.
Dopo aver descritto la geografia della Terra e le sue caratteristiche
metereologiche, lo Pseudo Aristotele ritorna a parlare del Mondo e
degli Astri:
72(…) Così è con il Mondo. È in effetti per un’unica rotazione del cielo intero
entro i limiti di un giorno e di una notte che vengono prodotte le traiettorie
di tutti i corpi celesti, traiettorie che differiscono tutte, sebbene questi corpi
siano contenuti in una singola e stessa sfera136 in cui si muovono alcuni un
po’ più velocemente, altri più lentamente) a seconda della lunghezza delle
loro distanze e della propria disposizione di ciascuno di essi. Di fatto, la
Luna percorre in un mese il suo ciclo di crescita, di decrescita e di declino,
il Sole nonché gli astri dalla medesima velocità, il Portatore di Luce e l’astro
detto di Mercurio, compiono il loro in un anno, il Rutilante nel doppio di
questo [10] periodo (ovvero in due anni), l’astro di Giove in un tempo sei
volte di questo (ovvero in 12 anni), infine l’astro detto di Saturno in un
tempo due volte e mezzo dell’astro immediatamente sotto (ovvero in 30
anni). Tuttavia, l’unica armonia risultante da tutti questi corpi che cantano e
danzano di concerto nel cielo proviene da una stessa causa e conduce a uno
stesso fine, ed è nel significato autentico che ha fatto chiamare l’universo un
“Ordine” e non un caos senza ordine. Come [15] in un coro, quando il
corifeo ha per primo intonato il canto, tutto quanto il coro di uomini – o
donne, quando è così composto – fa seguito all’intonazione e, con la miscela
di voci diverse, queste acute, quelle gravi, formano una sola armonia
concertante, così avviene con il Dio che governa l’universo. Infatti al
segnale dato dall’alto da colui che giustamente si potrebbe chiamare corifeo,
gli astri e tutto quanto il cielo inaugurano il loro movimento eterno, il Sole
che splende su tutte le cose inizia la sua doppia corsa, ossia, con l’una, con
il suo sorgere e tramontare, divide il giorno e la notte, ossia con l’altra,
scivolando attraverso i segni zodiacali in avanti verso il nord e indietro
verso il sud porta le stagioni dell’anno137.
Con la metafora del coro e del corifeo lo Pseudo Aristotele comincia
così a tratteggiare l’argomento fondamentale, ai fini di questo studio,
dell’armonia degli astri. Torneremo sul tema tra poco.

Il MONDO DI ARIO DIDIMO
Un’epitome di Ario Didimo presenta particolare interesse sul tema
della conformazione del Mondo. Per Didimo, il Mondo è l’unione
degli dei e gli uomini, e di tutte le cose prodotte per essi.
Secondo Crisippo, il mondo è l’unione che formano il cielo e la terra con le
specie di esseri che contengono, o l’unione che formano gli dei e gli uomini
e tutto ciò che è stato prodotto per il bene di queste due classi di esseri. In
un altro senso, è Dio che è detto il mondo, Dio in virtù del quale si forma e
si compie il bell’ordine del mondo.138
Poi prosegue:
Considerato secondo questo bell’ordine, il mondo comporta una parte che si
muove in circolo attorno al centro e una parte immobile; la parte che si
muove in circolo è l’etere, la parte immobile è la terra, le masse d’acqua che
la ricoprono e l’aria. L’elemento più compatto della materia è naturalmente
il fondamento di tutto l’insieme, allo stesso modo che, in un essere vivente,
le ossa: questo elemento si chiama la terra. L’acqua si spande circolarmente
tutto intorno alla terra; la sua caratteristica è di mantenersi dappertutto a un
livello molto uguale.
Descrive quindi la terra e gli altri elementi che compongono la parte
bassa del Mondo, il suo fondamento:
Invece, la terra comporta delle prominenze che, in alcuni punti, sporgono
attraverso l’acqua in direzione dell’altezza: sono chiamate isole, e quelle che
si estendono più ampiamente sono dette continenti per l’ignoranza in cui si è
di quello che esse sono, anch’esse bagnate da vasti mari. In contiguità
immediata con l’acqua si trova l’aria che di essa è come un’evaporazione e
che è diffusa circolarmente tutto attorno a essa, poi, in contiguità con l’aria,
l’etere, l’elemento più sottile e il più puro.
Infine, eccolo tratteggiare la sua immagine del cielo:
74Tali sono dunque gli elementi nei quali si divide il Mondo considerato come
un bell’ordine, mentre la parte che si muove in circolo attorno a esso è
l’etere, dove sono posti gli astri – sia gli astri fissi che i pianeti – che, per
natura, sono divini, dotati di un’anima e governati dalla Provvidenza.
Innumerevole è la moltitudine degli astri fissi: quanto ai pianeti, sono in
numero di sette, tutti meno elevati degli astri fissi. Gli astri fissi sono tutti
situati sullo stesso piano, come è peraltro facile vedere, mentre a ciascuno
dei pianeti è assegnata una sfera differente: tutte queste sfere planetarie
sono avvolte da quella degli astri fissi. La più elevata di esse dopo la sfera
degli astri fissi è quella di Saturno, dopo questa viene quella di Giove, poi
quella di Marte, poi quella di Mercurio, dopo quella di Venere, quindi
quella del Sole,139 infine, alla fine della serie, quella della Luna che confina
con l’aria: appare anche di natura più aeriforme ed esercita maggiore
influenza sulle cose terrene. Sotto la luna viene la sfera dell’aria che è mossa
dall’etere, poi quella dell’acqua, infine quella della terra situata nel punto
centrale del mondo, che rappresenta il fondo dell’universo, mentre la parte
superiore è costituita da ciò che, da questo punto, si estende su tutte le
direzioni in circolo.

IL MONDO DI CICERONE
Sul tema della conformazione della terra, “fondo del Mondo”,
secondo Ario Didimo, anticipiamo alcuni passaggi del Sonno di
Scipione di Cicerone, testo essenziale per il nostro studio.
Allora l’Africano disse: «M’avvedo che contempli ancora la sede e la
dimora degli uomini; ma se davvero ti sembra così piccola, quale in effetti è,
non smettere mai di tenere il tuo sguardo fisso sulle cose celesti e disprezza
quelle umane. Tu infatti quale celebrità puoi mai raggiungere nei discorsi
della gente, quale gloria che valga la pena di essere ricercata? Vedi che
sulla terra si abita in zone sparse e ristrette e che questa sorta di macchie in
cui si risiede è inframmezzata da enormi deserti; inoltre, gli abitanti della
terra non solo sono separati al punto che, tra di loro, nulla può diffondersi
dagli uni agli altri, ma alcuni sono disposti, rispetto a voi, in senso obliquo,
75altri trasversalmente, altri ancora si trovano addirittura agli antipodi. Da essi,
gloria non potete di certo attendervene.»140
Di seguito, Cicerone presenta una raffigurazione della terra divisa in
due fasce (non due emisferi), sotto la cupola del cielo costituente
parte del globo del Mondo.
Nota, inoltre, che la terra è in un certo senso incoronata e avvolta da fasce:
due di esse, diametralmente opposte e appoggiate, sui rispettivi lati, ai
vertici stessi del cielo, s’irrigidiscono per la brina, mentre la fascia centrale,
laggiù, la più estesa, è arsa dalla vampa del sole. Al suo interno, due sono le
zone abitabili: la regione australe, là, nella quale gli abitanti lasciano
impronte opposte alle vostre141, non ha nulla a che fare con la vostra razza;
quanto a quest’altra, invece, che abitate voi, esposta ad aquilone, guarda
come vi tocchi solo in misura minima. Nel suo complesso infatti la terra che
è da voi abitata, stretta ai vertici, più larga ai lati, è, come dire, una piccola
isola circondata da quel mare che sulla terra chiamate Atlantico, Mare
Magno, Oceano, ma che, a dispetto del nome altisonante, vedi bene quanto
sia minuscolo.142
Il Mondo che Scipione vede in sogno è una sfera, che al suo centro
ha un tempio chiamato Terra: “gli uomini sono stati infatti generati
col seguente impegno, di custodire quella sfera là143, che tu scorgi al
centro di questo tempio celeste chiamato Terra”.144 Altrove, nelle
Tusculane, Cicerone descrive il globo terrestre “fisso nel mezzo del
Mondo, nascente dal mare”.145
L’immagine del Mondo quale Tempio (celeste) lascia risuonare
infine, nel Sonno di Scipione, le antiche dottrine orfiche:
«No», rispose. «Se non ti avrà liberato dal carcere del corpo quel dio cui
appartiene tutto il tempio celeste che vedi, non può accadere che per te sia
praticabile l’accesso a questo luogo».146

IL MONDO TEMPIO DI DIO
Nell’introduzione degli Astronomica di Manilio vi sono questi
bellissimi versi (1 20-24):
bina mihi positis lucent altaria flammis, ad duo templa precor duplici
circumdatus aestu carminis et rerum: certa cum lege canentem mundus et
immenso vatem circumstrepit orbe vixque soluta suis inmittit verba
figuris,147
ovvero “due altari risplendono di fiamme da me accese; dinanzi a
due templi io prego, agitato da un duplice ardore: per la poesia e per
il tema. Ed attorno al Vate che canta seguendo le rigorose sue leggi,
anche il Mondo risuona nel suo immenso giro, a stento lasciando
adeguare le parole alle sue forme.”
Festugiere così commenta il passo: “Al momento di cantare il cielo e
i suoi divini abitanti, – compito due volte arduo, sia per le difficoltà
del verso sia per quelle del soggetto, il poeta non si reca solamente,
secondo l’antico uso dell’epoca, al santuario delle Muse dell’Elicona
(primusque novis Helicona movere | cantibus, I 4), ma va a pregare
nel tempio del Mondo. Infatti il Mondo è, anch’esso, un santuario, e
Manilio ne è il sacerdote (vates). Si sente tutto penetrato da un
timore sacro. Intorno a lui, l’immensa sfera dell’Universo gira
ronzante. Come celebrare un essere così grande senza un favore
speciale del Cielo stesso. Scienza e preghiera sono qui strettamente
unite; ed è la costante influenza di soffio veramente religioso
nell’intero corso degli Astronomica che fa la grandezza del
poema.”148
Ma non solo il Mondo è un Tempio, il Mondo, Kosmos, per come
vedremo tra poco in Ermete, è esso stesso un Dio. Si veda questo
brano di Filone:
77È in un modo molto pio e molto santo, mi sembra, che Aristotele,
combattendo questa opinione”, ha dichiarato che il Kosmos è ingenerato e
indistruttibile. Quanto a coloro che sostengono l’opinione contraria, li ha
accusati di un mostruoso ateismo”, per aver osato paragonare alle opere
fatte da mano umana un così immenso dio visibile, che abbraccia davvero in
se stesso il Sole, la Luna e questo “pantheon” degli altri astri, pianeti e astri
fissi.
A proposito di ciò, con un palese scherno nei confronti di questi empi,
Aristotele aggiunge: “In passato, ero preoccupato solo per la mia casa,
temevo che, a causa della violenza dei venti o delle tempeste, o per l’usura
del tempo, o perché si sarebbe trascurato di prendersi di essa le opportune
cure, giungesse a crollare: ma adesso c’è un pericolo molto più grande che
ci minaccia a causa di coloro che, con le loro teorie, demoliscono tutta la
fabbrica del Kosmos.149
Nell’Epinomide platonico così come in Aristotele e, a fortiori, negli
scritti successivi, la religione del Mondo manifesta un tratto comune:
la dottrina degli intelligibili è trascurata.
Ciò comporta un’implicazione: il Mondo visibile non è più
considerato come l’immagine di un altro Mondo, oggetto finale della
contemplazione, ma esso stesso ne diviene l’oggetto, è a esso che si
indirizza l’adorazione del saggio.
È questa, nella sua sostanza, la religione del Mondo.
Il Mondo è in movimento, ma è ordinato e da quest’ordine discende
la prova dell’esistenza di un’Anima del Mondo, di un Intelletto che lo
regge, di un Dio cosmico.
L’universo sensibile e il tutto intellegibile saranno pure cose diverse
per Platone, ma il Cielo visibile e l’Anima divina che muove il Tutto
non sono poi così diversi.
Sebbene molte di queste idee siano state attribuite agli Stoici, Platone
ha fornito la maggior parte degli elementi col suo Epinomide.
Aristotele ha disegnato poi i primi tratti della religione del Mondo.
78Alla domanda “Cos’è la Saggezza e quale scienza conduce a essa?”,
Platone, nell’Epinomide, da questa risposta: “la Saggezza, che è la
pietà, consiste nella scienza degli astri o astronomia”.150
Adorazione rivolta non più all’intellegibile, ma al Mondo visibile
quale espressione organica di un divino Intelletto (nous).
Nella religione del Mondo si adora, in altri termini, il Mondo vivente,
in quanto dotato di un Anima, l’Anima Mundi?151
Avverso la religione del Mondo il tre volte grande Ermete scriveva:
«Chi è dunque questo dio materiale?». «E’ il Mondo ma non è buono, in
quanto è materiale ed è facilmente soggetto ad affezioni, ed è anzi il primo
di tutti gli esseri passibili, il secondo degli esseri in generale, e incompleto
in se stesso; ha incominciato a vivere in un certo momento, ma è destinato a
esistere in eterno; sussiste nel divenire ed è sempre diveniente, fonte del
divenire delle qualità e delle quantità. Infatti, è in movimento, e ogni
movimento materiale è un divenire.
A questa concezione quasi gnostica del Mondo come negatività
soggetta alle affezioni, sembra rispondere Platone. Il Mondo visibile
non è l’immagine di un altro Mondo, oggetto finale della
contemplazione, ma a esso si deve indirizzare l’adorazione del saggio,
poiché, in quanto immortale, non può essere cattivo.
___
Vale, infine, la pena ricordare in ultimo, a proposito del Mundus, la
polemica di Cicerone contro Aristotele:
Aristotele nel terzo libro Sulla filosofia confonde insieme molti concetti in
polemica col suo maestro Platone. Ora attribuisce natura divina al solo
intelletto, ora identifica la divinità col Mondo, ora prepone al Mondo un
essere da esso distinto e gli assegna le funzioni di regolatore e conservatore
del moto universale mediante una sorta di rotazione in senso inverso, ora
divinizza il fuoco celeste, senza accorgersi che il cielo è solo una parte di
79quel Mondo che in altri passi egli ha definito come dio. D’altronde in mezzo
a un così rapido movimento come potrà conservarsi uguale a sé stessa
codesta pretesa coscienza divina di cui si vorrebbe dotato il cielo? Dove
troverà posto un così elevato numero di dèi se annoveriamo fra gli dei anche
il cielo? Si aggiunga che questo stesso pensatore fa della divinità un essere
incorporeo ed esclude quindi che esso possa percepire la realtà e,
conseguentemente, regolare con oculata saggezza la sua azione. Come
potrebbe, inoltre, muoversi un Mondo incorporeo o, muovendosi sempre,
essere sereno e felice?152

LA FORMAZIONE DEL MONDO SECONDO PLATONE
Sulla composizione del Mondo, Platone nel Timeo scrisse che
all’essere vivente che doveva contenere in sé tutti i viventi conveniva
una forma che contenesse in sé tutte quante le forme. Perciò lo
arrotondò a forma di sfera, ugualmente distante in ogni punto dal
centro alle sue estremità, in un’orbita circolare, che è fra tutte le
forme la più perfetta e la più simile a se stessa, avendo pensato che il
simile fosse di gran lunga più bello del dissimile.
(…)Tale fu il ragionamento che il dio che sempre è formulò riguardo al dio
che un giorno sarebbe stato, e così fece un corpo liscio e uniforme, in ogni
punto ugualmente distante dal centro, e intero e perfetto e composto di corpi
perfetti: e posta l’anima in mezzo a esso, cercò di stenderla in ogni
direzione, e addirittura dal di fuori ricoprì con essa il corpo, e realizzò un
Cielo circolare che si muove tutt’intorno, unico e deserto, per sua virtù in
grado di accompagnarsi da sé e di non aver bisogno di nessun altro, buon
conoscitore e amico di se stesso” (…) Nel cratere […] nel quale aveva
temperato e mescolato l’anima dell’universo, versò le cose che erano
avanzate da quelle usate prima […].153.
Nel Fedone, Platone fa dire a Socrate che “la Terra è al centro
dell’universo ed è rotonda e che essa, per non cadere, non ha bisogno
né dell’aria, né di alcun altro sostegno del genere; ma ciò che basta a
80reggerla è l’omogeneità costante dell’universo e il perfetto equilibrio
della Terra stessa. Infatti, una cosa equilibrata, posta al centro di una
sostanza omogenea, non potrà mai inclinarsi da nessuna parte, né
poco né tanto ma, risultando essa stessa omogenea, resterà
immobile …” 154
NOTE
85 kosmos « cosmo viene da diakosmēsis « ordinamento». Il conio della
parola kosmos viene attribuito all’Archegete Pitagora, che con essa per
primo designò l’universo (Giamblico, De vita pyth., 162A e Diogene
Laerzio, VIII). Cosmo è il mondo come totalità ordinata e armonica
rispetto al chaos originario. Pitagora fu anche il primo a dire che la terra
è di forma convessa (ogni piano è sempre una figura geometrica
convessa), cfr., Diogene Laerzio, VIII 48. Anche Ezio ci dice che
Pitagora fu il primo a chiamare cosmo la sfera delle cose tutte, per
l’ordine che esiste in essa (A 21. Aët. II 1, 1 [Dox. 327]).
86 Si veda S.Lem in “Fiasco”, Fischer, 1987, “..l’immagine degli
innumerevoli pianeti con una moltitudine di mele laddove non ci sono
alberi da mela o fichi che il Signore non può maledire perché non ci
sono fichi. Un’armata di Pilati che si lavano le mani, una foresta di
crocifissioni, folle di Giuda e innumerevoli immacolate concezioni di
esseri riprodotti senza copula. In breve la moltiplicazione del Vangelo
trasforma la nostra fede in una caricatura, una parodia della religione…”
87 Platone, Timeo, (90 a-2-d 7)
88 Come si vede oggi nella bandiera e nel logo delle Nazioni Unite
ritraenti una mappa azimutale della Terra
89 Unica eccezione era una teoria, confusa e contraddittoria in assenza
della teoria della gravità newtoniana, quella dei primi pitagorici: “La
maggior parte di quanti pensano che la totalità del cielo sia finita
pongono la terra al centro della sfera. Ma gli italici chiamati pitagorici
pensano il contrario. Secondo loro, al centro si trova il fuoco, mentre la
terra, che è un astro tra gli altri, si muove intorno al centro secondo
un’orbita circolare, producendo così la notte e il giorno”, Aristotele,
Trattato sul cielo, II XIII, 293, a 18
90 Diogene Laerzio, VIII 48 e Teofrasto [phys. opin. fr. 17]. Anche
Ezio ci dice che Pitagora fu il primo a chiamare cosmo la sfera delle
cose tutte, per l’ordine che esiste in essa (A 21. Aët. II 1, 1 [Dox. 327])
13391 E. Trismegisto, “Frammenti estratti da Stobeo”, XXIV.11, pag. 1125,
“Corpus Hermeticum”, a cura di I. Ramelli; 2000, Bompiani.
92 Aristotele, “De Caelo”, B 13. 294 su “I presocratici, testimonianze e
frammenti”, Laterza, 1981, pag.91
93 Hippolito, “Refutatio contra omnes haereses”, I 6, 1-7, p.10, su “I
presocratici, testimonianze e frammenti”, Laterza, 1981, pag.99
94 Plutarco, “Stromata”, 2, su “I presocratici, testimonianze e
frammenti”, Laterza, 1981, pag. 99s. opin. fr. 17]94 E. Trismegisto,
“Frammenti estratti da Stobeo”, XXIV.11, pag. 1125, “Corpus
Hermeticum”, a cura di I. Ramelli; 2000, Bompiani.
95 Diogene Laerzio, IX 21-23, su “I presocratici, testimonianze e
frammenti”, Laterza, 1981, pag.248 e Parmenide “Sulla natura”, a cura
di G.Reale, Bompiani, 2017, pag.111. test.44
96 Diogene Laerzio, VIII, 48 (Pitagora) su “I presocratici, testimonianze
e frammenti”, Laterza, 1981, pag.248. In una testimonianza di Ezio si
legge che “Parmenide e Democrito dicono che la terra, per il motivo che
ha uguale distanza da tutte le parti, resta in equilibrio, non avendo
alcuna causa per la quale debba inclinare da una parte piuttosto che
dall’altra. Per questo motivo essa subisce scosse, ma non si muove”, cfr.
Aezio, Raccolta di Opinioni filosofiche III, 15, 7, test. 44 Parmenide
“Sulla Natura”, a cura di G: Reale Bompiani 2017, pag. 111
97 Hippolito, “Refutatio contra omnes haereses”, I 8,1 sgg, p.13 sg, su
“I presocratici, testimonianze e frammenti”, Laterza, 1981, pag.570
98 Hippolito, “Refutatio contra …, ivi, pag.61
99 Aristotele, “De Caelo” B 13. 294 b 13 su “I presocratici,
testimonianze e frammenti”, Laterza, 1981, pag.590
100 Diogene Laerzio, IX,57, su “I presocratici, testimonianze e
frammenti”, Laterza, 1981, pag.248
101 Diogene Laerzio, IX 30 dd, su “I presocratici, testimonianze e
frammenti”, Laterza, 1981, pag.644
102 Macrobius, tradotto da W.H. Stahl “Commentary on the Dream of
Scipio by Macrobius”, 1952, Columbia Univeristy Press, Cap. X
134103 Come Platone, il Frammento 107 degli Oracoli Caldaici dice “Non
porre mente ai confini infiniti della Terra” (PP.64-65 Kroll=ID., ibidem,
1128 B 8-C 7) in Oracoli Caldaici (Giuliano il Teurgo) a cura di A.
Tonelli, Bompiani, 2016, pag.261. Nel Papiro di Derveni si legge anche:
“Esso che mostra per molti mortali nella Terra sconfinata”, cfr. DP
COL. XXIV, , in “Eleusis e Orfismo, I misteri e la tradizione iniziatica
greca”, a cura di A.Tonelli, Feltrinelli, pag. 541.
104 Platone “Fedone”, 108A, 109 C
105 Riportiamo per intero il passaggio, “Io, prima di tutto, son convinto
di una cosa,” riprese Socrate, “che se la terra è al centro dell’universo ed
è rotonda, essa, per non cadere, non ha bisogno né dell’aria, né di alcun
altro sostegno del genere; ma ciò che basta a reggerla è l’omogeneità
costante dell’universo e il perfetto equilibrio della terra stessa. Infatti,
una cosa equilibrata, posta al centro di una sostanza omogenea, non
potrà mai inclinarsi da nessuna parte, né poco né tanto ma, risultando
essa stessa omogenea, resterà immobile. Prima di tutto io di questo sono
convinto.” (…) “Poi,” riprese, “ritengo che la terra sia grandissima e che
noi, dal Fasi alle colonne d’Ercole, non ne abitiamo che una ben piccola
parte, solo quella in prossimità del mare, come formiche o rane intorno a
uno stagno; e molti altri popoli vivono anch’essi in regioni un po’ simili
alle nostre. Infatti, sparse su tutta la superficie terrestre vi sono cavità di
ogni specie, per forma e per grandezza, nelle quali si raccolgono l’acqua,
la nebbia e l’aria. Ma la terra vera e propria, la terra pura si libra nel
Cielo limpido, dove son gli astri, in quella parte chiamata etere da
coloro che sogliono discutere di queste questioni; ciò che confluisce
continuamente nelle cavità terrestri non è che un suo sedimento. (…) . È
quello che capita anche a noi: relegati in qualche cavità della terra,
crediamo di abitare in alto, sulla sua sommità e chiamiamo Cielo, l’aria,
convinti come siamo che esso sia lo spazio dove si volgono gli astri;
“Ecco, amico mio, quel che si dice, che per prima cosa questa vera terra,
a chi la guardi dall’alto, appare come una di quelle variopinte sfere di
cuoio, divise in dodici spicchi, dai colori diversi, simili questi, appena, a
135quelli che di solito usano quaggiù i pittori. E quella terra lassù, tutta di
questi colori è dipinta, ma molto più luminosi e più puri dei nostri: ora,
infatti, è purpurea, di una meravigliosa bellezza, ora è color dell’oro o
tutta bianca, più bianca del gesso e della neve, e gli altri colori, poi, di
cui è composta, assai più numerosi e più belli di quanti noi mai ne
abbiamo visti. E le stesse cavità della terra, colme corsie son d’acqua e
d’aria, assumono una colorazione particolare nella gamma variopinta
degli altri colori, così che la terra appare in una sua tonalità cangiante e
uniforme insieme. (…) E quella terra non è soltanto ornata di tutte
queste bellezze ma anche d’oro e d’argento e d’altri metalli del genere.
Essi si trovano alla superficie, in gran quantità, dovunque, ed è una
visione meravigliosa concessa a spettatori beati. E vi sono anche molti
animali diversi da quelli di qui e uomini, poi, che abitano all’interno,
altri sulle rive dell’aria, come noi, qui, su quelle del mare e altri ancora
in isole avvolte d’aria, non lungi dal continente. In una parola, quello
che per noi, per i nostri bisogni, è l’acqua e il mare, per loro è, l’aria e
ciò che è l’aria per noi, per loro è l’etere. E le stagioni son così temperate
che quella gente non conosce malattie e vive una vita assai più lunga
della nostra. Ed è così superiore a noi per la vista, per l’udito, per
l’intelligenza, per ogni altra facoltà, come l’aria lo è per purezza rispetto
all’acqua e l’etere all’aria. Lì vi sono anche boschi sacri e templi, dove
realmente abitano gli dei e si avverano oracoli e profezie, per cui,
veramente, quegli uomini hanno contatti visibili e rapporti concreti con
le divinità. E il Sole, la Luna e le stelle essi li vedono come sono in
realtà e v’è ogni altra beatitudine che s’accompagna a queste cose. (…)
Quelli, invece, che si son distinti per santità di vita, e che son poi coloro
che si son liberati da questa terra e se ne sono allontanati come da un
carcere, giungono in alto, in una pura dimora e abitano la vera terra. E
specialmente quelli che si son purificati attraverso la filosofia, vivono
sciolti da ogni legame corporeo, per l’eternità, anzi giungono in sedi
ancor più belle di queste che non è facile descrivere e del resto ne
mancherebbe, ora, anche il tempo. (…) Platone “Fedone”, ibidem, LXII,
136pag.33, 34
106 Strabone “Geografia” I, 94, in Parmenide “Sulla Natura”, a cura di
G: Reale Bompiani 2017, test. 44 a, pag. 113
107 Aezio, “Raccolta di opinioni filosofiche” in Parmenide “Sulla
Natura”, a cura di G: Reale Bompiani 2017, test. 44 a, pag. 113
108 Plutarco, “Stromata”, 4 su ibidem pag. 99 e Hippolito, “Refutatio
contra omnes haereses”, I 6, 1-14, p.10, su “I presocratici, testimonianze
e frammenti”, Laterza, 1981, pag.160
109 Lucrezio “De rerum natura”, Libro V, 535 e ss. Trad.E. Cetrangolo,
1978, RCS Sansoni, pag. 317
110 Diogene Laerzio, IX 41, su “I presocratici, testimonianze e
frammenti”, Laterza, 1981, pag.743
111 Sembra anticipare Platone (vedi tra poco)
112 Hermippus “De astrologia”, II, 1 ,4 e ssp.33,15, su “I presocratici,
testimonianze e frammenti”, Laterza, 1981, pag.745
113 Geminu Eisagoge eis ta phainomena = Gemini elementa
astronomiae / ad codicum fidem rec., Germanica interpretatione et
commentariis instruxit Carolus Manitius. Ed. stereotypa ed. anni 1898.
Stutgardiae [Stuttgart], Teubner, 1974, XVI, 29, p. 176.7 ss. Manitius,
(on μείου τάξιν ἐπέχρυσα) in A.J. Festugière ne “La rivelazione di
Ermete Trismegisto, il Dio Cosmico”, a cura di M.Neri, Mimesis, 2019,
pag. 1064
114 Gemino, XVIII, 16, p. 186.11 Manitius, (ἡ γὰρ σύμπασα γῆ
κέντρου λόγον ἔχει πρὸς τὴν τῶν ἀπλανῶν <ἀστέρων> σφαῖραν, καὶ
οὐδεμία ἀποφορὰ οὐδὲ ἀπόρροια διικνεῖται ἀπὸ τῶν ἀπλανῶν ἀστέρων
ἐπὶ τὴν γῆν), (poiché la terra simpatica del centro ha una relazione con
la sfera delle <stelle> erranti, e né la resa né il deflusso sono causati
dalle stelle erranti sulla terra), cfr. A.J. Festugière, ivi, pag. 1064
115 Cleomede, I 11, 56-57, p. 102. 21 ss. Z196, in cfr. A.J. Festugière,
ivi, pag. 1064- 1065
116 Aetius, III,15,16 “(Doxographi graeci)” su “I presocratici,
testimonianze e frammenti”, Laterza, 1981, pag.835
137117 Igino “Mitologia Astrale”, 8. 1, libro 1, Adelphi, 2009, pag.11
118 Macrobius, tradotto da W.H. Stahl “Commentary on the Dream of
Scipio by Macrobius”, 1952 Columbia University Press, Cap. XIX, 11,
pag. 165 e cap. IV, 7, pag. 198.
119 Proclo ricorda come Platone insegnasse molte mirabili dottrine
riguardo agli Dei mediante figure matematiche, e la filosofia dei
pitagorici sotto questi velarii nasconde l’iniziazione ai dogmi divini.
Tale infatti è tutto il Sacro discorso, e Filolao nelle Baccanti, e tutto il
modo dell’insegnamento di Pitagora intorno agli Dei.
120 Per un’importante analisi delle varie teorie dottrinarie sul
pitagorismo e le pratiche di ascesa astrale, causa motivi di brevità,
rimandiamo al saggio di J.P.Culianu “Psychanodia A survey of the
evidence concerning the ascension of the soul and its relevance”, Leiden
E.J.Brill, 1983, pag.27 e ss. Ancora si veda F.Ingrillì,“Mangiare e bere
Dioniso Studi sulla religione misterica greca”, Chora Nebròdes, 2011
pag. 302 e ss.
121 Cfr., L.Rougier “La Religione astrale dei Pitagorici”, Victrix
collana Sapientia, 2021
122 L.Rougier “La Religione astrale dei Pitagorici”, Victrix collana
Sapientia, 2021, pagg.19, 20.
123 Riportiamo qualche parte del saggio di Agamben: “Un passo
dell’Antro delle ninfe di Porfirio ci informa che Ferecide caratterizzava
la dimensione ctonia come profondità, «parlando di recessi (mychous),
di fossi (bothrous), di antri (antra)», concepiti come le porte
(thyras, pylas) che le anime varcano nella nascita e nella morte. La terra
è una realtà doppia: Ctonìa è il fondo informe e nascosto che Gaia copre
col suo variegato ricamo di colline, campagne fiorite, villaggi, boschi e
greggi.(…) Il termine latino corrispondente a chthon non è tellus, che
designa un’estensione orizzontale, ma humus, che implica una direzione
verso il basso (cfr. humare, seppellire), ed è significativo che da esso sia
stato tratto il nome per l’uomo (hominem appellari quia sit humo natus).
Che l’uomo sia “umano”, cioè terrestre, nel mondo classico non implica
un legame con Gaia, con la superficie della terra che guarda il cielo, ma
innanzitutto un’intima connessione con la sfera ctonia della
profondità.(…) Vendryes ha mostrato che il significato originale del
nostro termine “mondo” non è, come si era sempre sostenuto, una
traduzione del greco kosmos, ma deriva appunto dalla soglia circolare
che dischiudeva il “mondo” dei morti. La città antica si fonda sul
“mondo” perché gli uomini dimorano nell’apertura che unisce la terra
celeste e quella sotterranea, il mondo dei vivi e quello dei morti, il
presente e il passato ed è attraverso la relazione fra questi due mondi che
diventa possibile per essi orientare le loro azioni e trovare ispirazione
per il futuro.
Non soltanto l’uomo è legato nel suo stesso nome alla sfera ctonia, ma
anche il suo mondo e lo stesso orizzonte della sua esistenza confinano
con i recessi di Ctonia. L’uomo è, nel senso letterale del termine, un
essere del profondo”, “Gaia e Ctonia”, di G.Agamben, 28 dicembre
2020 su quidlibet.it
124 Ὠκεανός,(Ōkeanós) è un titano, figlio di Urano (il cielo) e di Gea
(la terra)
125 Plutarco, “De defectu oraculorum”, or 22, p. 422 B
126 La frase “Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere” è una delle
sette proposizioni contenute nel Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein
127 A-J. Festugière, ne “La rivelazione di Ermete Trismegisto, Il Dio
Cosmico”, a cura di M.Neri, Vol.2, Mimesis, 2019, pag. 1077 e ss.,
riporta il testo del Trattato “Del mondo” (perì kosmou) per come
tradotto da W.L. Lorimer, Parigi 1933.
128 Sia ora consentito, per inciso, di aggiungere l’auspicio che
quanto sopra non venga inserito tra i tanti “deliri” dei c.d.
“terrapiattisti”. Trattasi di culture di un epoca lontanissima da quella
nostra molto più progredita.
129 In un frammento di Ario Didimo si riporta questo passaggio molto
somigliante al Trattato del Mondo: “Secondo Crisippo, il mondo èl’unione che formano il Cielo e la terra con le specie di esseri che
contengono, o l’unione che formano gli dei e gli uomini e tutto ciò che è
stato prodotto per il bene di queste due classi di esseri. In un altro senso,
è Dio che è detto il mondo, Dio in virtù del quale si forma e si compie il
bell’ordine del mondo (ouakóounois). Considerato secondo questo
bell’ordine, il mondo comporta una parte che si muove in circolo attorno
al centro e una parte immobile; la parte che si muove in circolo è l’etere,
la parte immobile è la terra, le masse d’acqua che la ricoprono e l’aria.
L’elemento più compatto della materia è naturalmente il fondamento di
tutto l’insieme, allo stesso modo che, in un essere vivente, le ossa:
questo elemento si chiama la terra. L’acqua si spande circolarmente tutto
intorno alla terra; la sua caratteristica è di mantenersi dappertutto ad un
livello molto uguale”. Invece, la terra comporta delle prominenze che, in
alcuni punti, sporgono attraverso l’acqua in direzione dell’altezza: sono
chiamate isole, e quelle che si estendono più ampiamente sono dette
continenti per l’ignoranza in cui si è di quello che esse sono, anch’esse
bagnate da vasti mari. In contiguità immediata con l’acqua si trova l’aria
che di essa è come un’evaporazione e che è diffusa circolarmente tutto
attorno ad essa, poi, in contiguità con l’aria, l’etere, l’elemento più sottile
e il più puro (…) Cfr..Diels, Dox.p.465 su A-J. Festugière, ne “La
rivelazione di Ermete Trismegisto, Il Dio Cosmico”, a cura di M.Neri,
Vol.2, Mimesis, 2019, pag. 1115
130 I due poli di cui parla lo pseudo Aristotele non sono i poli della
terra che conosciamo noi, bensì i poli del Mondo e sono il centro del
movimento di esso.
131 Secondo Robert Graves, The Greek Myths, Penguin 1992, cap.I
pag.27, nel mito pelasgico, e dunque preellenico, della creazione, di cui
l’Orfismo conserverebbe tracce, i primordiali titani sarebbero i sette
pianeti. Inoltre, nella raccolta dei frammenti orfici di Kern, al fr.158 si
legge che Zeus, distribuisce le sfere mondane ai Titani, in questo
assistito da Dike. Dobbiamo questo spunto ad una segnalazione di
Renata Rossi.
132 Cfr. Teone di Smirne, p. 130 Hi., Plinio, N.H., II 8, Macrobio, Sat.,
III 12,6 (l’impiego di questo nome sarebbe “Caldeo”, mentre reliqui
omnes Martis appellant, gli altri lo chiamano tutti martedì).
133 Cfr. Macrobio, Sat., 1, 19, 7 apud multas gentes stella Mercurii ad
Apollinis nomen refertu (presso molte nazioni la stella di Mercurio è
associata al nome di Apollo).
134 Il cerchio della Luna fa da frontiera e limita il dominio dell’etere.
Tocca immediatamente la regione dell’aria, esercita un’influenza diretta
sulla terra (cfr. Ario Didimo, su A.J. Festugiere, nel La Rivelazione di
Ermete Trismegisto, il Dio Cosmico, a cura di M.Neri, Mimesis, Vol.2,
2020, p. 1119, 1. 8 ss.)
135 Come facevano a saperlo? I primi viaggi attorno al Mondo e
nell’Oceano Pacifico, in particolare, sono avvenuti tra il XVIII secolo e
il XIX secolo.
136 In un noto frammento di Empedocle, il numero 14, si legge: Ma da
ogni parte è uguale a se stesso, e ovunque senza confini, lo Sfero
rotondo che gioisce di avvolgente solitudine (ἀλλ᾽ ὅ γε πάντοθεν ἶσος
«ἑοῦ· καὶ πάμπαν ἀπείρων Σφαῖρος κυκλοτερὴς μονίηι περιηγέι
γαίων.(28 DK) Sros. Ecl. I 15, 2ab [I 144,20 W.]. Sempre in un
frammento su Empedocle di Ezio si legge: Empedocle dice che vi è un
solo mondo, ma che tuttavia questo mondo non costituisce il tutto, bensì
solo una piccola parte del tutto, mentre il resto è materia inerte (31 A 47.
Aët. I 5, 2 [Dox. 291]. Altrettanto, per come riportato da Diogene
Laerzio, deve dirsi per Parmenide, citato da Favorino: Esiste un solo
mondo e il vuoto non esiste (Diog. Laert. IX 25-29). Dunque due dei
filosofi presocratici più importanti sostengono che il Mondo, ovvero
l’Universo antico, sia uno solo.
137 Pseudo Aristotele, 399 A, nella versione di A.J. Festugiere, nel La
Rivelazione di Ermete Trismegisto, il Dio Cosmico, a cura di M.Neri,
Mimesis, Vol.2, 2020, pag.1091
138 Vedi A.J.Festugiere, nel La Rivelazione di Ermete Trismegisto, il
Dio Cosmico, a cura di M.Neri, Mimesis, Vol.2, 2020, pag. 1115 e
Diels, Dox., p. 76, a proposito dell’Epitome di Ario Didimo
139 Vedremo più avanti delle due concezioni sul sistema degli astri: una
più antica seguita da Platone e di origine egiziana che vede il Sole dopo
la Luna ed un altra più moderna seguita dall’Ermete alessandrino che
vede il Sole nel mezzo dei 7 astri.
140 Cicerone, il Sonno di Scipione, VI 20. Garzanti, 2000, pag.13: Tum
Africanus: ‘Sentio,’ inquit, ‘te sedem etiam nunc hominum ac domum
contemplari; quae si tibi parva, ut est, ita videtur, haec caelestia semper
spectato, illa humana contemnito! Tu enim quam celebritatem sermonis
hominum aut quam expetendam consequi gloriam potes? Vides habitari
in terra raris et angustis in locis et in ipsis quasi maculis, ubi habitatur,
vastas solitudines interiectas eosque, qui incolunt terram, non modo
interruptos ita esse, ut nihil inter ipsos ab aliis ad alios manare possit,
sed partim obliquos, partim transversos, partim etiam adversos stare
vobis; a quibus exspectare gloriam certe nullam potestis” (Allora
l’africano: «Sento», disse, «che già ora si contempla la sede degli uomini
e la casa; il che se piccolo a te, com’è, così pare, guardando sempre
queste cose celesti, e disprezzando quelle umane! Per te, quale celebrità
puoi raggiungere nei discorsi degli uomini, o quale gloria desideri? Vedi
che dimorano nella terra in luoghi rari e angusti, e nei luoghi stessi in
cui dimorano, vasti deserti intervallati, e coloro che abitano la terra non
solo sono così interrotti che nulla può fluire tra loro dall’uno all’altro, ma
in parte obliquamente, in parte trasversalmente, in parte anche per stare
contro di te; dal quale non puoi certo aspettarti alcuna gloria).
141 “Impronte opposte alle vostre”, non perché la zona australe sarebbe
dall’altra parte del globo, in un altro emisfero, ma poiché il sole centrale
rispetto al disco piatto della terra rilascia luce che dall’altra parte del
piano terrestre crea ombre contrarie delle stesse impronte.
142 Cicerone, ibidem, (21) Cernis autem eandem terram quasi
quibusdam redimitam et circumdatam cingulis, e quibus duos maxime
inter se diversos et caeli verticibus ipsis ex utraque parte subnixos
obriguisse pruina vides, medium autem illum et maximum solis ardore
torreri. Duo sunt habitabiles, quorum australis ille, in quo, qui insistunt,
adversa vobis urgent vestigia, nihil ad vestrum genus; hic autem alter
subiectus aquiloni, quem incolitis, cerne quam tenui vos parte contingat!
Omnis enim terra, quae colitur a vobis, angustata verticibus, lateribus
latior, parva quaedam insula est circumfusa illo mari, quod ‘Atlanticum’,
quod ‘magnum’, quem ‘Oceanum’ appellatis in terris; qui tamen tanto
nomine quam sit parvus. (Ma tu vedi la stessa terra, per così dire,
riscattata e circondata da certe cinture, delle quali le due più diverse tra
loro, e sostenute dai vertici del cielo da ogni parte, sono state coperte di
brina, ma la media e la i più grandi sono bruciati dal calore del sole. Vi
sono due luoghi abitabili, de’ quali quello a meridione, ove quelli che
insistono, vi mettono i passi addosso, non ha nulla a che vedere con la
vostra stirpe; ma quest’altro suddito del settentrione, che tu abiti, vedi
quanto poco ti tocca! Perché ogni terra da te adorata, stretta ai vertici,
più ampia ai lati, è una specie di piccola isola circondata da quel mare,
che è l’”Atlantico”, che è il “grande”, che tu chiami “l’Oceano”. ‘ sulla
terra; che però è così piccolo di nome).
143 Ricorda un passaggio dell’Asclepio di Ermete Trismegisto “Ma
nella sua parte materiale, che consiste di fuoco e di terra, di acqua e di
aria, l’uomo rimane fisso sulla terra, per non lasciare abbandonate e
deserte tutte quelle cose che sono state affidate alla sua cura” (E.
Trismegisto, Asclepio, 1)
144 Cicerone, ibidem, “15 (…) Homines enim sunt hac lege generati, qui
tuerentur illum globum, quem in hoc templo medium vides, quae terra
dicitur,(…)” (Poiché ci sono uomini nati da questa legge, che dovevano
proteggere quel globo, che vedi nel mezzo di questo tempio, che è
chiamato la terra.)
145 Cicerone, Tusculanæ disputationes, I, 68 “(…) tum globum terrae
eminentem e mari, fixum in medio mundi universi loco (…)” (poi il
globo della terra che sorge dal mare, fissato nel centro del mondo intero)
per come riportato da A.J.Festugiere, nel La Rivelazione di Ermete
Trismegisto, il Dio Cosmico, a cura di M.Neri, Mimesis, Vol.2, 2020,
pag.642.
146 Cicerone, “Il sonno, ibidem, “(15) Non est ita,’ inquit ille. ‘Nisi
enim deus is, cuius hoc templum est omne, quod conspicis, istis te
corporis custodiis liberaverit, huc tibi aditus patere non potest. Homines
enim sunt hac lege generati, qui tuerentur illum globum, quem in hoc
templo medium vides (Non è così, disse. Perché a meno che quel dio, il
cui tempio è tutto ciò che vedi, non ti abbia liberato da queste guardie
fisiche, l’accesso qui non può esserti aperto. Perché ci sono uomini nati
da questa legge che proteggerebbero quel gruppo che vedi nel mezzo di
questo tempio).
147 Manilio, Astronomica, 1 20-24
148 Festugiere, in “La Rivelazione di Ermete Trismegisto, il Dio
Cosmico”, a cura di M.Neri, Mimesis, Vol.2, 2020, pag. 810
149 Filone, Aet. [De Aeternitate Mundi] 3, p. 4.14
150 Festugiere, nel La Rivelazione di Ermete Trismegisto, il Dio
Cosmico, a cura di M.Neri, Mimesis, Vol.2, 2020, ci indica a pag. 773
n. 19 che la frase deriva dalla congiunzione di due passaggi
dell’Epinomide: 989 e 1 πειρώμεθα δή… διεξελθεῖν… θεοσεβείας ᾧτινι
τρόπῳ τις τίνα μαθήσεται (proviamo… lasciali stare… timorati di Dio,
come si imparano) e 990 4 4 ἀγνοεῖ τε ὅτι σοφώτατον ἀνάγκη τὸν
ἀληθῶς ἀστρονόμον εἶναι.(ignora che il bisogno più saggio è il vero
astronomo (proviamo… lasciali stare… timorati di Dio, come si
imparano ignora che il bisogno più saggio è il vero astronomo.)
151 Sembra di sentire le teorie di J.Lovelock, Gaia a new look at life on
earth, Oxford Landmark Science 1979
152 Cicerone, “Sulla natura degli Dei”, I 13, 33, U.Pizzani (a cura di)
Mondadori, 1967
153 Platone, “Timeo”, 33 B, C
154 Platone “Fedone”, 108A, 109 C
Sono figlio della Terra e del Cielo stellato,
sono di razza celeste, sappiatelo…
(Lamina d’oro orfica di Petelia, British Musem
