RITI D’ASCESA

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“…Anche i teologi hanno inteso con le nove Muse gli accenti melodiosi delle otto sfere celesti con il supremo accordo unico che risulta dal tutto…”

(Macrobio, Commento al Sogno di Scipione)

“…I suoni di ciascuna delle sette sfere producono un certo rumore, in cui la prima sfera produce il primo suono, e a tali suoni si è dato il nome di vocali…”

(Nicomaco di Gerasa, Manuale di Armonica)

“…idem ter socios pura circumtulit unda spargens rore leui et ramo felicis oliuae, lustrauitque uiros dixitque nouissima uerba…” 

(Virgilio, Eneide)

“…lo stesso (Corineo) girò attorno ai compagni per tre volte, tenendo un vaso d’acqua lustrale, spruzzandoli di rugiada leggera con un pacifico ramo di pacifico olivo: così li purificò e disse l’estremo saluto.”

LA PURIFICAZIONE E LE ALI

Abbiamo visto come, secondo gli antichi, l’anima possieda una natura eterica uguale a quella delle stelle. Come queste, inoltre, l’anima segue movimenti intelligenti di natura circolare.

Con l’occasione, ci siamo avventurati in un viaggio attraverso la geografia dell’ultramondano, seguendo la discesa delle anime dalla loro sede negli astri.

Occupiamoci ora dell’ascesa dell’anima e delle tecniche rituali usate dagli antichi Romani per favorirla.

Cominciamo dunque col precisare che, secondo loro, per ascendere alle anime servono le ali date dalla purificazione.

E qui ci viene in soccorso Platone:

La potenza dell’ala per sua natura tende a portare in alto ciò che è pesante, sollevandolo là dove abita la stirpe degli Dei, e in certo senso partecipa del divino più di tutte le cose che riguardano il corpo. E il divino è ciò che è bello, sapiente e buono, e tutto ciò che è di questo tipo. Appunto da queste cose le ali dell’anima vengono nutrite e accresciute in grado supremo; invece, dalla bruttezza, dalla malvagità e da tutti i contrari negativi esse vengono guastate e mandate in rovina. 

La morte conquista completamente le anime “solo se hanno perduto la loro potenza vitale e non ricordano più le visioni avute nel mondo superiore; e con la morte sopraggiungono l’avidità, la perdita delle ali e tutti quei mali che siamo soliti riconoscere in queste realtà”. 

Il fine della disciplina pitagorica è infatti, secondo Ierocle, quello di

diventare assolutamente tutti alati per poter essere partecipi dei beni divini, affinché, quando verrà il momento della morte, lasciando sulla Terra il nostro corpo mortale, spogliati di tutto ciò che ne costituisce la natura, siamo pronti, come gli atleti delle lotte per la filosofia, ad avventurarci sulla nostra via celeste. Allora saremo effettivamente reintegrati nel nostro stato originario: saremo deificati, per quanto sia possibile tuttavia agli uomini divenire Dei.

Concordemente, sul tema delle ali animiche, si legge in Filone :

Tutti coloro che, sia presso i Greci sia presso i Barbari, si esercitano alla saggezza nel condurre una vita senza biasimo e senza rimprovero, (…), essi accompagnano nei loro circuiti, col pensiero, la Luna, il Sole, il coro degli altri pianeti e degli astri fissi, legati in basso al suolo dai loro corpi, ma dando delle ali alle loro anime, di modo che, camminando sull’etere, essi contemplano i poteri che vi si trovano perché sono divenuti autentici cittadini del Mondo, loro che hanno fatto del Mondo la loro città, di cui considerano come membri tutti gli amici della saggezza. 

Per come abbiamo già detto, l’ebreo Filone parlava della cittadinanza del Mondo come avrebbe poi fatto Plutarco.

Per Proclo, le “ali dell’anima” appartenevano al veicolo luminoso, pneumatico, che avrebbe avvolto l’anima razionale.

A mezzo della lustratio compiuta con riti circumambulatori, che di seguito ipotizzeremo eseguiti nel Pantheon così come nel Mausoleo di Augusto, il corpo pneumatico sarebbe salito di nuovo fino al luogo etereo dal quale era disceso.

Per ritrovare le proprie ali, il corpo luminoso avrebbe dovuto purificarsi e riadattarsi all’immaterialità.

Platone, rievocando gli insegnamenti orfici, definiva la purificazione dell’anima come una separazione di questa dal corpo:

E la purificazione, com’è detto in un’antica dottrina, non sta forse nel separare il più possibile l’anima dal corpo e nell’abituarla a raccogliersi e a restare sola in sé medesima, sciolta dai vincoli del corpo, e a rimanere nel tempo presente e in quello futuro sola in sé medesima, sciolta dal corpo come da catene? (…) E non è forse questo che noi chiamiamo morte, cioè lo scioglimento e la separazione dell’anima dal corpo? 

Tale è il compito dei filosofi: “sciogliere e separare l’anima dal corpo” (come la separazione alchimica del fisso dal volatile).

Nel Corpus Hermeticum, la purificazione viene descritta come una sorta di rigenerazione, che consisteva

nel non formarsi più rappresentazioni in forma di corpi tridimensionali e nell’astrarsi dal mondo materiale e dagli oggetti materiali per “rendersi estranei al mondo.

Ermete dice a Tat: “Assopisci le percezioni del corpo, e si avrà allora la nascita della divinità; purificati dalle punizioni irrazionali della materia.”

Proclo aggiungeva che l’anima conosce tutto per riflessione su sé stessa e si immerge nel mondo divino in quanto si eleva, mediante l’intelligenza, alla conoscenza della propria essenza.

Come per gli Ermetici, per la maggior parte dei Platonici la purificazione più perfetta consiste nello sbarazzarsi delle passioni e delle conoscenze figurative, nel disprezzare ogni oggetto di opinione e nell’ignorare i pensieri che toccano la materia, nel riempirsi dell’Intelletto e dell’Essere, nel far sì che il soggetto pensante assomigli all’oggetto che pensa. Sovente alcuni di essi dichiarano che la purificazione vale per l’anima irrazionale e per la parte opinativa della ragione, e che invece la ragione essenziale stessa e l’intelletto dell’anima sono sempre al di sopra del mondo, sempre uniti agli Intelligibili, senza necessità di essere perfezionati né liberati dalle cose superflue. 

ASCESA PER MEZZO DEI RAGGI SOLARI

Abbiamo visto prima come il Sole fosse considerato il “cuore” delle sette sfere e venisse chiamato “dai sette raggi”, in quanto governatore e animatore dei pianeti.

Secondo i Pitagorici, le polveri lucenti, agitantesi all’interno di un raggio di Sole, erano anime discese dall’etere celeste. 

Un raggio di Sole, passando attraverso l’aria e l’acqua sino a giungere alle più remote profondità vivifica ogni cosa. Similmente, il profeta Alessandro prometteva al senatore Rutiliano che la sua anima dopo la morte sarebbe divenuta un raggio solare e l’apparenza appunto di raggio viene attribuita all’anima da Plutarco nel De facie in orbe Lunae.

Le medesime idee si ritrovano nel mondo orientale. Nel III secolo d. C. il Manicheismo insegnava che il Sole attira e purifica le anime, e così pure, secondo Giuliano, il Dio Eptactide, ovvero il Dio “dai sette raggi”, faceva salire sino a sé le anime. 

Questi rivoli di antico misticismo greco e di misticismo orientale, in particolare caldeo, confluirono nelle grandi correnti del neoplatonismo.

Nella ermetica Ricetta d’immortalità si legge: 

Trai dai raggi (del Sole) il respiro, inspirando tre volte con tutta la tua forza, e vedrai che diventi leggero e che attraversi lo spazio verso l’alto, così che ti sembrerà di rimanere nell’aria. Tu non sentirai nulla, né uomo né animale, ma non vedrai nemmeno nulla, in quel momento, delle cose mortali della Terra, tu vedrai solo l’immortale. Poiché vedrai la posizione divina degli astri di quel giorno e di quell’ora, gli Dei che presiedono a quel giorno, alcuni che ascendono in Cielo, altri che scendono (…)

Proclo riporta che sia i Caldei che Empedocle, affermavano l’esistenza di un Sole intramondano e di un Sole transmondano, tra i quali intercorre una relazione simile a quella tra il modello e la sua copia: il fuoco solare discende dal fuoco trascendentale in canali che raggiungono la regione del mondo materiale, e porta attraverso il loro calore vita alla Terra. Questa concezione è riportata anche da Platone nella Repubblica. 

Gli Oracoli caldaici indicano l’origine intellettiva del fuoco del Sole, descritto come “fuoco emanazione di fuoco” e “canale conduttore di fuoco”.

Questi canali sono i raggi del Sole grazie ai quali ascendono i teurghi. Per i Caldei la luce del Sole nasce in Aión, “divinità caldaica per eccellenza”.

Riportiamo di seguito un esauriente passo di Boella e Galli:

Le correnti del fuoco intellettivo, dette “connessioni”, emesse per ordine del Padre, dal suo potere, “connessione di tutte le fonti”, per mezzo di Aiòn, verso il Sole, la connessione del mondo etereo, e da questi, mediante i raggi solari, “connessioni iliche”, verso la Terra. Queste connessioni disseminano vita, movimento e intelligenza per l’universo e ne preservano l’armoniosa esistenza. Queste entità sono i veicoli dell’ascesa teurgica. Gli Oracoli dicono che i Caldei compivano le loro elevazioni con l’aiuto delle “connessioni”. Tale elevazione consiste in un movimento ascensionale dell’anima, compiuto grazie ai raggi solari, verso il luogo d’origine intellettivo di questa Luce. I governanti dei tre circoli dell’universo dirigono questo movimento; la loro azione è provocata da un’invocazione magica”.

“La tradizione caldaica afferma che ai tre circoli dell’universo erano assegnati tre governanti. Anche le dottrine caldaiche che paiono solo teoriche sono strettamente legate alla pratica del culto misterico; tale legame è la conseguenza di un principio fondamentale del sistema in cui le entità che compiono l’operazione teurgica sono le stesse che governano l’universo. L’esposizione del sistema del cosmo ha dunque uno scopo eminentemente pratico. L’elevazione teurgica è il mistero principale dei Caldei e ha come scopo l’immortalità dell’anima.

Un oracolo predisse all’imperatore Giuliano che, dopo la sua vittoria sui Persiani, egli sarebbe stato condotto verso l’Olimpo su di un carro fiammeggiante, scosso nei vortici della tempesta e che, dopo aver spogliato le sue membra umane dalla lunga sofferenza della sua permanenza in Terra, avrebbe raggiunto il palazzo paterno della luce eterea dal quale si era allontanato per entrare in un corpo umano. 

Non si trattava di un carro materiale, ma del cosiddetto “veicolo” dell’anima che gli avrebbe consentito di ritornare al suo luogo d’origine, il Sole. Tale veicolo, per Giuliano, era costituito dai raggi del Sole che inviano le anime nella generazione e, poi, alla morte del corpo, le riconducono alla loro origine. Giuliano dice infatti che Helios, dal quale prendiamo origine e siamo nutriti, dispensa benefici alle anime “liberandole dal corpo ed elevandole alle sostanze che sono apparentate al Dio, la sottigliezza e il vigore dei suoi raggi divini, forniti come veicoli per la sicura discesa delle anime nel mondo della generazione”.

E altrove dichiara:

A prescindere dalla causa che vuole che la luce accompagni gli Dei, dobbiamo ritenere che i raggi anagogici del Sole hanno uno stretto rapporto con quanti aspirano a liberarsi dalla generazione.” Con il suo calore vivificante e meraviglioso il Sole attira e guida in alto le anime beate “grazie alla sostanza invisibile, assolutamente immateriale, divina e pura, che risiede nei suoi raggi.

Aggiungendo: 

Se toccassi anche i misteri della mistagogia, di cui nell’ebbrezza ha parlato il Caldeo a proposito del Dio dai sette raggi, per mezzo del quale elevava le anime, direi cose ignote, assolutamente sconosciute alla plebe, ma ben familiari ai beati Teurghi.

Anche Proclo parla del Sole che “ha per paredri, da quel che dicono i teologi, la Diké cosmica, l’Elevatore e il Dio dai sette raggi” ove per Elevatore si intendeva forse Attis, identificato con i raggi di Sole che elevano le anime.

I veicoli degli dei celesti (gli dei ipercosmici e intelligibili) sono “di natura solare e imitano il bagliore della sostanza intellettuale”. 

Inoltre il Sole

conduce le anime per il canale della luce pura, mette in esse una pura virtù elevatrice e, mentre governa l’universo con i suoi raggi, riempie le anime di “frutti di fuoco”, poiché la classe del Sole proviene da qualche parte lassù, dalla classe delle realtà ipercosmiche.

Secondo la studiosa Polymnia Athanassiadi

Il basilare dogma caldeo dell’elevazione dell’anima grazie ai raggi del Sole che, guidati dagli angeli, la portano verso l’alto, costituisce la sola via di salvezza che Giuliano raccomanda (…) E il Sole, “portando a unirsi le ultime cose con le prime”, conferma l’unità dell’universo (…) È solo a Helios, causa della distribuzione delle forme e dell’ordine della materia, che l’essere umano deve la sua capacità d’intuire le idee intelligibili e di percepire la loro manifestazione visibile sulla Terra. 

In un Oracolo riportato da Porfirio, Apollo dichiara che per mezzo dei raggi solari egli solleva in alto l’iniziato. 

Non vi è motivo di dubitare che associato al rito solare per l’ascesa non vi fosse anche un qualche uso rituale del fuoco .

Nella Ricetta d’immortalità tra l’altro, si legge:

(…) soffio del Soffio, del soffio in me primo Soffio, Fuoco che, tra le miscele che sono in me, è stato dato da Dio per la mia miscela, del fuoco in me primo Fuoco, Acqua dell’acqua, dell’acqua in me Acqua prima, Sostanza terrestre, prototipo della sostanza terrestre che è in me (…)

E, più avanti, l’orante si rivolge a Dio: 

Signore, tu che col tuo soffio hai chiuso le serrature di fuoco della quarta zona, Guardiano di fuoco, Creatore della luce, dio dal soffio di fuoco, dio dal cuore del fuoco, Spirito di luce, tu che il fuoco esulta, splendore di luce, Aión, Sovrano della luce, dio dal corpo di fuoco, tu che dai il fuoco, tu che semini il fuoco, tu che brandisci il fuoco, forte come la luce, tu che fai turbinare il fuoco, tu che muovi la luce, tu che brandisci il fulmine (…)

L’operazione teurgica si concludeva con l’unione dei raggi: “quando i canali si mescolano, portando a compimento azioni del fuoco imperituro.”

Gli Oracoli Caldaici riportano: “con anima in ogni parte intatta, distendi le redini del fuoco” e “Se estendi il tuo nous illuminato dal fuoco all’azione di pietà salverai anche il corpo che scorre via.”

Il raggio solare avvolge il veicolo dell’anima e compie la purificazione finale di questa. Il fuoco divino elimina tutte le impurità che l’anima ha assunto durante la sua permanenza sulla Terra; in questo modo l’anima recupera lo stato precedente alla sua discesa dal suo luogo di origine e nulla di mortale sussiste più in essa.

Abbiamo dunque appreso della funzione dei raggi solari per l’ascesa dell’anima, secondo i Romani antichi. Vediamo, ora, se gli stessi usavano altri strumenti per tale fine.

ASCESA PER MEZZO DI PIETRE ED ERBE

Abbiamo visto come le anime sarebbero state ricondotte nel luogo da cui provenivano (le stelle) una volta purificate dall’azione teurgica che ne fortificava il veicolo pneumatico. 

Oltre alle operazioni che hanno per oggetto il Sole e i suoi raggi, la teurgia presenta, diverse modalità di azione quali la telestica (operazioni magiche a mezzo di statue), la trance, la divinizzazione e la vocalizzazione. Per queste azioni si avvale di uno strumento in particolare, quello della succitata simpatia universale (o aurea catena) che lega le stelle e i pianeti, oltre che gli uomini, le piante e le pietre.

Michele Psello riporta quanto dice l’Oracolo caldaico, ovvero che

noi non possiamo essere trasportati in alto verso Dio a meno che non rafforziamo il veicolo dell’anima con sacramenti materiali. Egli crede che l’anima sia purificata da pietre, erbe ed evocazioni, e di conseguenza diviene più agile allo scopo dell’ascesa.

Sui riti teurgici forse più di tutti scrisse Proclo.

Il seguente suo passo sulla simpatia tra stelle, erbe e pietre, è un piccolo tesoro che proviene dal passato. Vogliamo riportarlo per intero.  È stato fatto conoscere da Festugière, che lo ha tratto da un catalogo di manoscritti alchemici greci “ove rischiava di dormire in segreto”.

Come i dialettici dell’amore si elevano partendo dalle bellezze sensibili fino a quando incontrano l’unico principio stesso di tutta la bellezza e di tutto l’intelligibile, così gli iniziatori ai sacri misteri, partendo dalla simpatia che unisce tutte le cose visibili tra di loro e con le potenze invisibili, e comprendendo che tutto è in tutto, hanno fondato questa scienza ieratica, non senza meravigliarsi di vedere nei primi termini delle catene i termini più remoti e in questi ultimi i primissimi, nel Cielo le cose terrene nella loro causa e sotto una modalità celeste, qui sotto le cose celesti in un modo peculiare della Terra. Per quale motivo, infatti, il girasole si muove in sintonia con il Sole, il selenotropio con la Luna, entrambi facendo corteo, nella misura delle loro forze, alle lampade del mondo? Infatti tutti gli esseri pregano secondo il rango che occupano, cantano i capi che presiedono la loro intera serie, lodando ciascuno a modo suo, spirituale, razionale, naturale o sensibile: anche il girasole si muove per quanto gli è facile muoversi, e se si potesse sentire come colpisce l’aria mentre ruota sul suo stelo, ci si renderebbe conto a questo suono che offre una sorta d’inno al Re, quale una pianta può cantarlo.

È possibile quindi quaggiù, sotto una modalità terrestre, vedere soli e lune, è possibile in cielo, sotto una modalità celeste, vedere tutte le piante, le pietre e gli animali, vivere di una vita spirituale. E per averlo compreso che i Saggi del passato, mettendo in rapporto una cosa qui in basso a un certo essere celeste, un’altra a un altro, conducevano le potenze divine al nostro luogo mortale e le attirarono per somiglianza, perché la somiglianza è abbastanza potente da connettere gli esseri gli uni agli altri (…) Il loto anche manifesta la sua affinità con il Sole: il suo fiore è chiuso prima dell’apparizione dei raggi solari, si apre dolcemente quando il Sole comincia a salire, e mentre l’astro sale verso lo zenit, si dischiude e poi si richiude di nuovo mentre scende verso il tramonto. Ma che differenza c’è tra il modo umano di cantare il Sole, aprendo o chiudendo la bocca e le labbra, e quello del loto, che apre e chiude i suoi petali? Questi infatti sono per esso le sue labbra, questo è il suo canto naturale.

Ma perché parlare di piante, dove sussiste ancora qualche traccia di vita generativa? Non si vedono le pietre stesse respirare in corrispondenza degli effluvi degli astri? Così la pietra elite, con i suoi raggi dorati, imita i raggi del Sole; la pietra chiamata “occhio di Bel”, il cui aspetto ricorda le pupille degli occhi, emette dal centro della sua pupilla una luce brillante, il che fa dire che la si dovrebbe chiamare “occhio del Sole”; la selenite cambia forma e movimento in accordo con i cambiamenti della Luna, e l’elioseleno è come un’immagine dell’incontro dei due luminari, a somiglianza delle riunioni e delle separazioni che si fanno in Cielo. Tutto è dunque pieno di Dei, la Terra è piena di Dei celesti, il Cielo di Dei sovracelesti; ogni serie procede, aumentando di numero, fino ai suoi ultimi termini. In effetti, ciò che esisteva nell’unità prima di tutte le cose è manifestato in tutti i membri della serie. Da qui le organizzazioni di anime, dipendenti queste da un dio, quelle da un altro. Da qui ancora, per esempio, il gran numero di animali eliaci, come il leone e il gallo, che partecipano anch’essi al divino secondo il grado che occupano. Ciò che meraviglia è come, in questi animali, i meno dotati di forza e dimensione si fanno temere da quelli che prevalgono sotto questi due aspetti: infatti il leone, si dice, indietreggia davanti al gallo. La ragione non è da prendere nei dati dei sensi, ma in una considerazione intellettuale, cioè, una differenza che risale alle cause stesse. E perché, in realtà, la presenza nel gallo dei simboli eliaci è più efficace. Lo dimostra bene dalla coscienza che ha del circuito del Sole: infatti canta un inno al sorgere dell’astro e quando l’astro si volge verso gli altri centri (…) In una parola, certi esseri si muovono solo in accordo con il circuito dell’astro, come le piante di cui abbiamo parlato; altri imitano la forma dei raggi come la palma; altri l’essenza ignea, come l’alloro e altri qualche altra cosa. Cosicché, queste proprietà concentrate nel Sole, si può vederle divise tra gli esseri partecipanti, angeli, demoni, anime, animali, piante, pietre. Pertanto, i maestri dell’arte ieratica hanno scoperto, da quello che avevano sotto i loro occhi, i mezzi per onorare le potenze di lassù, mescolando alcuni elementi, tagliandone altri appropriatamente. Se si mescolano, è per aver osservato che ciascuno degli elementi separati possiede qualche proprietà del dio, ma tuttavia non è sufficiente per evocarlo: inoltre, con la miscela di un gran numero di elementi diversi, essi unificano i suddetti effluvi, e, da questa somma di elementi, compongono un corpo unico che assomiglia a quel tutto che precede la dispersione dei termini. Cosi, spesso fabbricano, con queste commistioni, immagini e aromi, impastando in un medesimo corpo i simboli precedentemente divisi e producendo artificialmente tutto ciò che la divinità comprende in sé per essenza, unendo la molteplicità dei poteri che, separati, perdono ciascuno il picco della sua forza e che, al contrario, mescolati, si combinano per riprodurre la forma del modello.

A volte una singola erba o una sola pietra è sufficiente per l’operazione: così, per una teofania, il knéoron; per una protezione l’alloro, lo spincervino, la scilla, il corallo, il diamante, il diaspro; per la prognosi, il cuore di talpa; per le purificazioni, lo zolfo e l’acqua di mare. Cosi, mediante la simpatia, attiravano a loro alcuni poteri divini e ne respingevano altri attraverso l’antipatia, per esempio per mezzo di purificazioni di zolfo e di bitume o aspersioni d’acqua di mare: infatti lo zolfo purifica per l’asprezza dell’odore, l’acqua perché partecipa alla potenza ignea. Inoltre, nelle iniziazioni e in altre cerimonie del culto divino, sceglievano animali e altre sostanze idonee. A partire da questi e altri simili oggetti fecero la conoscenza delle potenze “demoniache” le cui essenze sono in continuità con la forza sparsa nella natura e nei corpi, e, con questi mezzi, attirarono demoni per entrare in rapporto con loro. Poi, dai demoni, s’imbaldanzirono fino ad operare sugli Dei, istruiti dagli Dei stessi o spinti dalla propria iniziativa alla felice scoperta dei simboli appropriati. E così, infine, lasciando alla Terra la natura e le forze naturali, si servirono delle potenze divine che operano a capo della catena.

Abbiamo sentito Proclo parlare della vita spirituale di piante, pietre e animali. Essi messi in rapporto con esseri celesti li conducono sulla Terra per somiglianza e simpatia.

E’ tempo di esaminare la figura del medico Tessalo, che avrebbe ricevuto da Asclepio un lungo trattato sulle 19 piante in sintonia con gli astri ovvero sulle sette piante dei sette pianeti e sulle dodici piante dei dodici segni.

Nel piccolo discorso che si presume Asclepio abbia fatto a Tessalo prima di consegnargli i suoi segreti il dio dichiara appropriatamente:

Il re Nechepso, [….] dotato di una naturale sagacia, aveva capito le affinità di pietre e piante con gli astri, ma non ha conosciuto i tempi e i luoghi in cui le piante devono essere raccolte. Gli è mancata la grazia: Ogni uomo per quanto molto ragionevole e in possesso di ogni potere magico, non ha tuttavia ricevuto da qualche voce divina nessuno dei segreti che tu vuoi apprendere.

Anche Plinio il Vecchio era a conoscenza dell’esistenza di scritti magici, attribuiti a Pitagora, sulle piante:

Ab eo (Omero) Pythagoras clarus sapientia primus volumen de earum (herbarum) effectu composuit, Apolloni Aesculapioque et in totum diis immortalibus inventione et origine assignata, composuit et Democritus, ambo peragratis Persidis, Arabiae, Aethiopiae, Aegyptique Magis” e ancora “Primi eas (herbas) in nostro orbe celebravere Pythagoras atque Democritus consectati Magos.  (Da lui (Omero) Pitagora, l’illustre sapienza, compose il primo volume sul loro effetto (delle erbe), e assegnò ad Apollo ed Esculapio la scoperta e l’origine di tutti gli dei immortali, fu composto anche da Democrito, entrambi i quali avevano viaggiato attraverso la Persia, l’Arabia, l’Etiopia e il Grande Egitto [Plinio, “Storia naturale”, 25, 13 ]” e ancora “I primi a celebrarle (erbe) nel nostro mondo furono Pitagora e Democrito, al seguito del Mago)

In conclusione, rimane  una domanda: al di là del generale rapporto di simpatia, esistono piante e pietre più specificamente connesse ai sette cieli ovvero ai sette astri di cui abbiamo prima trattato?

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ASCESA PER MEZZO DI PIETRE ED ERBE – QUALI PIANTE E QUALI PIETRE PER I SETTE CIELI?

Per rispondere alla domanda, occorrere esaminare tre serie di quasi identici testi ermetici, di epoca alessandrina che differiscono per l’attribuzione: anonimo o Alessandro o Ermete, il primo; Tessalo o Ermete, il secondo; Salomone, il terzo. Si distinguono sia per gli elenchi di piante sia, in misura minore, per l’ordine assegnato ai pianeti in ciascuna lista. La classificazione più accettabile va presa negli elenchi delle piante.

A) TIPO SOLE – LUNA

Questo primo tipo, relativo al testo di Alessandro o Ermete (o anonimo), si presenta in due forme, una in cui la sequenza planetaria comincia con il Sole, l’altra dove inizia con Saturno, poi seguito dal Sole. L’elenco delle piante della prima forma è il seguente:

  1. SOLE = lett. “la prolifica”, una specie di equiseto. Detta anche camaleonte

2) VENERE = verbena.

3) MERCURIO = cinquefoglia.

4) MARTE = piantaggine.

5) GIOVE = pianta da zucchero (σάκχαρον).

6) SATURNO asfodelo. Detta anche silene.

7) LUNA = eglantina.

Queste le istruzioni che il testo di Ermete dava per la raccolta: “Che si sappia dunque che conviene raccogliere le piante di giorno e nell’ora del pianeta, in nome di (= pronunciando il nome di) questo astro; e conviene scalzare la pianta, coglierla, e pregare che aiuti per il trattamento a cui si vuole applicarla, nel modo prescritto riguardo alla posizione di ciascun astro, è tutto ciò che è necessario dire ancora in maniera di avere interamente successo. Che la Luna sia piena. Quando devi estirpare la pianta, getta come risarcimento, nella sede della radice, un chicco di grano o di orzo”.

B) TIPO SOLE -MERCURIO.

Questo tipo si trova nel secondo trattato del testo “di Tessalo” che, nella traduzione latina, viene immediatamente dopo l’opuscolo sulle piante dei dodici segni. È quindi considerato come facente parte della rivelazione di Asclepio a Tessalo, oggetto di una lettera a Cesare Augusto di cui parleremo a breve. La sequenza di pianeti è diversa da quella del tipo di Ermete poiché Venere viene dopo il Sole. Quanto ai nomi delle piante, sono tutti diversi.

  1. SOLE = cichorea (quae et girasol dicitur) = cicoria.
  2. LUNA = glycyside (quae et paeonia appellatur) = peonia.

3) SATURNO = semperviva = semprevivo.

4) GIOVE = eupatorium = eupatorio.

5) MARTE = peucedanum = peucedano.

6) VENERE = panacea (callitrichos) = panacea (o capelvenere).

7) MERCURIO = taxus verbascus = tassobarbasso o verbasco. 

C) TIPO GIOVE – LUNA.

Questo tipo è quello del testo “di Salomone dove appare, a seguito dell’opuscolo sulle piante dei dodici segni, dopo un intervallo di tre righe nel manoscritto. L’elenco delle piante è preceduto da una breve introduzione:

Ecco ancora le piante dei sette pianeti, o coscienziosissimo Roboamo. Quando vorrai coglierle, coglile nell’ora in cui domina il pianeta che è allora entrato in lizza, al momento giusto. Di’ bene le invocazioni nominali (onomasias) e le preghiere, e opererai con queste piante in un modo meraviglioso: ma non è lecito rivelarlo a nessun uomo.

Le piante differiscono sia dal tipo Sole-лоλúуovov sia dal tipo Sole-cicoria e anche la sequenza planetaria è diversa.

Qui si ha infatti:

1) χρυσάγκαθον GIOVE = ?

2) πεντασίτης MARTE = ?

3 ἡλιοτρόπιον SATURNO = eliotropio.

4) ήλιοσκόπος Sole = euforbia (?) o girasole (?)

5) σατύριον VENERE = satirione.

6) πενταδάκτυλον MERCURIO = cinquefoglia.

7) ἀγλαοφῶτις (παιωνία) Luna = peonia.

Tutte le summenzionate associazioni sono relative a soluzioni fitoterapiche e terapeutiche per la cura del corpo, oltre che per finalità protettive in generale.

Risulta dunque provato che, in epoca romana, si fosse a conoscenza di relazioni precise intercorrenti tra gli astri dei sette cieli e le piante, in mutua relazione di simpatia universale.  

E relativamente alle pietre?

Abbiamo in precedenza citato in nota le ricerche pioneristiche effettuate su un grande sito di archeo-astronomia, di recente scoperto in Sicilia. Nei detti studi è stata provata l’associazione sistemica, speculare e sequenziale tra 21 statue di pietra presenti sul sito e le superiori costellazioni, per come rappresentate nell’iconografia araba medievale e nei testi di medicina astrale araba dello stesso periodo. La particolarità della scoperta sta nel fatto che le statue di pietra pare avessero la precisa funzione di rispecchiare le stesse costellazioni. Queste ultime furono ritratte al tramonto del 28 giugno 1311, per le finalità di ottica, spiegate dal fisico arabo Al-Kindi, nonché per misurazioni astronomiche relative ai gradi della posizione della Luna rispetto alle stesse costellazioni, per  finalità mediche di origine greca (salassi), ancora in voga nel medioevo.

Non solo. E’ stato provato che, su 21 delle dette statue speculari alle costellazioni, venissero usate per finalità mediche fitoterapiche e talismaniche anche alcune delle 15 stelle fisse (beheniane) ovvero le maggiori delle rispettive costellazioni. Le finalità talismaniche erano realizzate, come noto, mediante l’associazione tra talune pietre e le stelle fisse beheniane.

Dette conoscenze fitoterapiche e talismaniche per le cure mediche erano, si diceva, di origine greca e per l’esattezza appartenenti alla cultura egizia ermetica ed ellenistica.

Il Festugière ha brillantemente studiato la materia particolarmente complessa poiché relativa a originari testi ermetici, come il “De XV herbis lapidibus et figuris” e il “Libro Sacro di Ermete ad Asclepio”, riportati da successivi trattati arabi classificanti le stelle. Essi sono stati confrontati con precedenti testi quali l’elenco stellare di Tolomeo contenuto nel De Syntaxis e con un altro elenco stellare nel testo di Anonimo.

In vari altri autori, quali Proclo, Plutarco, etc., abbiamo trovato riferimenti ad altri oggetti del rito, quali amuleti, piante, incensi, etc.

Non possiamo, però, affrontare tali complessi studi specialistici senza annoiare il lettore. Date le premesse fatte all’inizio del saggio e il carattere non tecnico dello stesso, si rimanda, dunque, agli studi di Festugière.

Di seguito una nostra rielaborazione dell’elenco delle relazioni tra stelle, pietre, piante, talismani e pianeti per come tratte dal Festugière usando il De XV Stellis di Ermete.

STELLACOSTELLAZIONEPIETRAPIANTAFIGURA TALISMANICA INCISA SULL’AMULETOPIANETA CORRISPONDENTE
Caput AlgolPerseodiamanteelleborotesta virile a barba lunga con sangue sul collo.cuius natura est natura Saturni et est eius complexio lovis 250.2.
Alchoraya (Alcione)Pleiadicristallo di roccafinocchiolampada ofanciulla. natura autem eius est natura Lunae et complexio eius Veneris 249.8.
AldebaranTororubino / granatocardo mariano /euforbiadio o uomo combattentede natura Martis et complexione Veneris 246.16.
Alhaioth (Capella)AurigazaffiroTimo /marrubioUomo pronto a unirsi a un concerto di strumentiex natura lovis et Saturni 251.1
Alphabor (Sirio)Cane MaggioreberillogineproLepre o bella fanciullaex natura Veneris 251.12. 
Algomeisa (Procione)Cane Minoreagataranuncolo d’acqua – primula –gallo o tre fanciulleex natura Mercurii et ex complexione Martis 252.5.
Cor Leonis(Regolo)LeonegranitoArtemisia e celidoniagatto o leone o dignitario seduto.ex natura lovis et Martis 253.1.
Benenays (Alkaid)Orsa Maggioremagnetitecicoriatoro o vitello, o uomo in profonda meditazioneex natura Veneris et Lunae 255.1. 
Ala Corvi (Gienah)Corvoonicebardanacorvo o colomba  o uomo nero vestito con un perizoma neroex natura Saturni et Martis 253.6.
Alchimech Alaazel (Spica)Verginesmeraldosalviauccello, o uomo che porta mercanzie da vendereex natura Veneris et Mercurii 253.16
Alchimech Abramech (Arturo)Bootediaspropiantaggineuomo che danza o gioca, cavallo o lupoex natura Martis et lovis 254.6.
AlpheccaCorona Borealetopaziorosmarinouomo incoronato o gallinaex natura Veneris et Mercurii 255.5.
Cor Scorpionis (Antares)ScorpioneSardonica e ametistaaristolochiauomo armato di corazza, la spada in manoex natura Martis et lovis 255.12.
Vultur Cadens (Vega)Liraolivinasantoreggiaavvoltoio o gallina, o uomo pronto a mettersi in camminoex natura Veneris et Mercurii 255.18
Cauda Capricorni: (Deneb Algedi)Capricornocalcedoniomaggioranacervo (capra En.) o caprone, o uomo in colleraex natura Saturni et Mercurii 256.8.

ASCESA PER MEZZO DI PIETRE ED ERBE – LA LETTERA DI TESSALO A CESARE AUGUSTO

In una “lettera” di dedica a Cesare Augusto, identificato da Festugière come Claudio o Nerone, si parla di un trattato di botanica astrologica (“De virtutibus herbarum” o Sulle piante sottomesse ai dodici segni dello zodiaco e ai sette pianeti”), considerato frutto della rivelazione ottenuta dall’autore, il citato mago-medico Tessalo di Trallo, durante un incontro autoptico con il dio Asclepio a Tebe–Diospolis. 

In una systasis, resa possibile per la mediazione di un sacerdote egiziano, detentore dell’antico potere, ancora vitale, della mageia, dopo lunghe avventure, il medico apprende come usare l’arte di curare le malattie a mezzo di piante connesse con le costellazioni e con i sette astri (ovvero, con il tipo Sole Mercurio del testo di Tessalo sopra esaminato). Di seguito riportiamo parte della lettera, saltando tutte le peripezie e la preparazione dell’incontro con Asclepio.

La visione del medico Tessalo a Cesare Augusto, salve!

(…) Avendo scoperto un libro di Nechepso contenente ventiquattro modi di trattare tutto il corpo e ogni malattia secondo ciascun segno dello Zodiaco per mezzo di pietre e di piante, fui turbato dalla meravigliosa grandezza dell’impresa. Ma non c’era, a quanto pare, nient’altro che un vano fumo di una regale fatuità: per quanto fossi in grado di preparare la pillola eliaca raccomandata dall’autore e le sue altre ricette, mi arenai in tutti i tentativi che feci nel curare le malattie. Questo errore mi apparve più crudele della morte, ne fui consumato dal dolore: (…) Quindi, dopo avermi rinchiuso nella stanza e comandato di sedermi davanti al trono dove il dio doveva prendere posto, evocò Asclepio grazie alla virtù di vocaboli misteriosi, poi uscì chiudendo a chiave la porta. E così ero seduto, sopraffatto nel corpo e nell’anima alla vista di uno spettacolo così meraviglioso (perché nessuna parola umana saprebbe rendere i tratti di quel volto né lo splendore degli ornamenti che lo abbigliavano), quando il dio, avendo alzato la mano destra, mi salutò con queste parole: “O benedetto Tessalo, oggi un dio ti onora, e ben presto, quando avranno saputo del tuo successo, gli uomini ti riveriranno come un dio! Interrogami dunque su quello che vuoi, ti risponderò di buon cuore su ogni cosa”. Quanto a me, riuscivo a malapena a parlare, tanto ero fuori di me e tanto avevo l’animo affascinato dalla bellezza del dio, nondimeno gli chiesi perché avevo fallito nel provare le ricette di Nechepso. Su ciò il dio mi disse: “Il re Nechepso, nonostante fosse uomo molto ragionevole e in possesso di qualsiasi potere magico, non ha tuttavia ricevuto da qualche voce divina nessuno dei segreti che tu vuoi apprendere: dotato di una naturale sagacia aveva capito le affinità di pietre e piante con gli astri, ma non ha conosciuto i tempi e i luoghi in cui le piante devono essere raccolte. Orbene, la crescita e il deperimento dei frutti di ogni stagione dipendono dall’influsso degli astri; inoltre, lo spirito divino, che la sua estrema sottigliezza fa passare attraverso ogni sostanza, si diffonde in particolare abbondanza nei luoghi che conseguono, uno dopo l’altro, le influenze astrali nel corso della rivoluzione cosmica.

Nell’epilogo della versione latina, Tessalo chiede, infine, se c’è qualche pianta o pietra che renda immortali. Il dio risponde che ce ne sono molte, ma che non è bene per l’uomo conoscerle. Poi scompare e risale in Cielo.

È, dunque, provato da fonte coeva che l’imperatore Ottaviano Augusto (o Claudio/Nerone secondo Festugière) fosse stato messo a conoscenza, tramite quella lettera “di segnalazione” (o auto-promozione), dei segreti delle piante connesse ai sette cieli.

Se la lettera fosse stata rivolta ai due imperatori più tardi cosa c’entrava, dunque, Augusto?

Il Piperakis così risponde:

Il riferimento al manuale di Nechepsos (fatto nella Lettera di Tessalo) è la chiave per capire il processo attraverso il quale venivano trasmessi ed espansi i testi autorevoli. Il leggendario re Nechepsos con il saggio Petosiris erano figure di grande autorità ed erano considerati gli autori pseudonimi di scritti su temi astrologici, divinazione con oroscopi, astrologia medica e pronostici numerologici. Tale produzione letteraria è oggi perduta, eccetto per un certo numero di frammenti conservati da autori più tardi. Il corpo dei frammenti e citazioni esistenti fa vedere una compilazione di scritti astrologici Greco-Egiziani che circolavano nel periodo Tolemaico in Egitto dal secondo al primo secolo avanti Cristo.

Compendi pseudonimi inevitabilmente raccolgono materiale più antico giacché preservano continuità tematiche, ma spesso introducono anche cambi concettuali.

Ne discende che corpi di testi venivano attribuiti ad Ermete piuttosto che a  Nechepsos.

Medesime considerazioni fa il Festugière per il quale “non c’è nulla di più conservatore della magia”. Era pratica diffusa, infatti, attribuire scritti di autori anonimi a figure di autorità, al fine di aumentarne il prestigio e per rimarcare l’ideale linea di continuità che li poneva nel solco di tradizioni e scuole antiche e, perciò stesso, autorevoli.

Nel caso che ci occupa, siamo di fronte alla “ricontestualizzazione di una conoscenza conservata”. La rivelazione di Tessalo contiene, infatti, conoscenze che sono ascritte in altri testi a Nechepsos e Petosiris. Altre conoscenze sono rintracciabili nella succitata Historia Naturalis di Plinio, ove sono attribuite ai Magi Persiani. Oggi l’analisi storiografica più attuale della Lettera di Tessalo è arrivata alla conclusione che essa contenesse due originali e indipendenti manuali ermetici sulla fitoterapia di epoca Tolemaica: uno era relativo alla sezione zodiacale, l’altro alla sezione planetaria.

E’ verosimile, pertanto, che l’imperatore Ottaviano Augusto, rectius il suo entourage medico, nella Roma degli inizi dell’Impero, conoscesse bene quella autorevole tradizione ermetica (Nechepsos e Petosiris) tanto che a essa è costretto a richiamarsi Tessalo per convalidare la propria lettera.  

Augusto potrebbe avere, dunque, adoperato tali piante e le connesse tecniche in eventuali riti per la sua apoteosi?  

ASCESA PER MEZZO DEI NOMI DIVINI E DELLA TELESTICA

Proclo riferisce come la tradizione caldaica trasmetteva negli Oracoli i “nomi divini (voces mysticae) della Notte e del Giorno, del Mese e dell’Anno in cui si effettuava l’unione con gli Dei”. 

Si trattava cioè dell’unione tra le voci e il tempo in cui si praticava l’operazione teurgica, con la telestika.

Dicevano gli Oracoli caldaici:

Cerca il canale dell’anima, da dove [discese] in un certo ordine per mettersi al servizio del corpo; e cerca come innalzarla nuovamente al suo rango combinando l’azione [rituale] con la parola sacra”

Della telestica e della sua funzione purificatrice Proclo diceva: “Ci libera dai mali presenti per mezzo del culto del divino” Egli precisava infatti che il modo della purificazione dell’anima è triplice e che il primo può essere praticato mediante la mania telestica, di cui Socrate parla nel Fedro.

Proclo effettuava riti teurgici che avevano lo scopo di separare l’anima dal corpo: riti apotropaici e lustrali e altre forme di purificazione, sia orfiche sia caldaiche, che costituivano una preparazione alla morte. Lui stesso faceva almeno un bagno rituale in mare al mese.

Quando egli dichiarava che Eracle fu purificato dalla telestica e in seguito a ciò ottenne l’apoteosi, si rifaceva all’antichissima leggenda sull’iniziazione di Eracle ai Misteri. Che mito e telestica assolvano ad una medesima funzione, è messo in luce da Giuliano, che scrive:

[…] la segreta natura dei segni anche ignorata è destinata a giovare, a ogni modo cura non soltanto le anime ma anche i corpi e provoca le apparizioni degli Dei. Questo vantaggio, io penso che spesse volte si dia anche per mezzo dei miti, quando nelle orecchie della massa, che non può accoglierle nella loro purezza, le divine verità sono insinuate per mezzo di enigmi col travestimento dei miti.

Parte delle tecniche telestiche sono le tecniche evocatorie nomotetiche: nei Nomi degli Dei infatti, come dice Giamblico, è “la conoscenza di tutta l’essenza degli Dei, della loro potenza e del loro ordine. Inoltre noi conserviamo intera nell’anima l’immagine mistica e ineffabile degli Dei e tramite i Nomi eleviamo agli Dei l’anima nostra e, una volta elevata, la uniamo, per quanto è possibile, con gli Dei.”

Proclo aggiunge:

Socrate, procedendo analiticamente, risale dai Nomi divini, che sono statue degli Dei, alle potenze e alle attività degli Dei medesimi.

ASCESA PER MEZZO DI RITI CIRCUMAMBULATORI

Perché il Pantheon ha forma circolare? Perché altrettanto il Mausoleo di Augusto e Castel Sant’Angelo, già Mausoleo di Adriano?

La circolarità era una mera caratteristica architettonica, o era funzionale a precise necessità rituali al fine della stessa ascesa?

La peculiare funzione rituale del Pantheon aveva qualche rapporto con la circumambulazione, tipica dei riti di molte civiltà?

Due studiosi tedeschi moderni hanno connesso la parola lustrum con il movimento degli astri, tanto da giungere alla conclusione che nel verbo lustrare fosse implicata l’idea di un movimento rotatorio.

Il movimento circolare degli astri, costituiva per i romani l’archetipo celeste dei numerosi riti circumambulatori, come quelli attestati da Virgilio per il lustrum (purificazione) quinquennale delle città. Altro riferimento virgiliano alla circumambulazione di tipo lustrale è quello riferito al rito funebre per Miseno nel VI Libro dell’Eneide e citato all’inizio di paragrafo.

Come gli astri con la loro luce illuminano e purificano gli spazi attraversati, neutralizzando le impurità che si sono addensate nell’oscurità, così i riti circumambulatori dissolvono ed estroflettono le impurità accumulate con il fluire del tempo. Tale moto circolare, come nel caso delle orbite astrali, richiede un certo periodo di tempo e potrà essere cadenzato secondo moduli ciclici diversi: ciò spiega l’esigenza di dovere purificare, dopo un certo periodo la città o di dovere provvedere al rinnovamento, dopo un quinquennio del rito censoriale.

Il rito circumambulatorio era frequente a Roma sia per onorare le divinità celesti, sia per celebrare gli dei ctoni (della Terra).

Come abbiamo visto prima, per Plotino, l’anima in preda ai sensi cadrebbe in un pantano. Il fango ne nasconderebbe la bellezza a tal punto che per reintegrarla, lavandone via lo sporco, sarebbero necessarie le purificazioni. Giacché il vizio ama il fango e vi si compiace, l’uomo non purificato resterebbe nell’Ade.

Come gli astri con la loro luce e calore sciolgono le impurità, così la lustratio dissolve il fango accumulato dai corpi umani.

Nel già citato Papiro Magico di Parigi o Ricetta d’immortalità, ricetta magica ermetica, si legge:

(…) che possa sentirmi l’etere che dà la vita e che è diffuso intorno a tutte le cose, – perché devo ora contemplare con i miei occhi immortali, nato mortale da un grembo mortale, ma esaltato da una forza onnipotente e una destra imperitura, grazie al soffio immortale, l’immortale Aion, il sovrano dei diademi di fuoco, santamente santificato dalle purificazioni sacre, mentre si ritira un po’ da me, per un po di tempo, la mia natura psichica umana, che io riprenderò ancora una volta, immutata, dopo il vincolo doloroso della imminente Fatalità

Come si realizzava dunque, la lustratio?

A mezzo del fuoco, dell’acqua e dell’aria, innanzitutto. Tali elementi scioglievano e rimuovevano velocemente le impurità cristallizzate dell’anima del defunto. Le abluzioni nell’acqua, specie se di un fiume o di una sorgente o del mare; l’utilizzo del fuoco, come l’esporsi al movimento di torce accese o di fumigazioni di zolfo (per come detto da Omero), bitume o incenso (così pure di molte specie vegetali, per come diceva Proclo) garantivano, di norma, la buona riuscita dell’operazione catartica. 

Il movimento rotatorio, insieme agli elementi succitati, doveva provvedere a purgare e rimuovere lo sporco facendo diventare il fango “liquido” (lues): solo a questo punto l’anima si sarebbe liberata dal peso e avrebbe riportato in equilibrio la bilancia  con gli dei.   

In conformità a una legge di Numa, i Romani, a differenza dei Greci, compivano un giro su se stessi durante l’atto di adorazione  per poi sedersi, ci dice Plutarco. Lo stesso aggiunge che il giro su se stesso che i fedeli compiono, si dice sia l’imitazione della rivoluzione del cosmo. 

Plutarco ci conferma, insomma, il fine speculare della lustratio purificatoria rispetto al moto stellare.

Oltre a girare su sé stessi, i fedeli effettuavano frequentemente delle circumambulazioni intorno a un centro sacro: un altare, una statua, ecc..

Regola costante è, comunque, che la direzione della circumambulazione in onore degli dei andasse da sinistra verso destra cioè che si effettuasse in senso orario.

Plinio diceva che tale costume fosse tipicamente romano (mentre i celti lo facevano in senso opposto, circostanza comunque contraddetta da altre fonti).

Tanto era diffusa la concezione della rotazione oraria, che quando Lucio Vitellio volle effettuare il rito circumambulatorio per adulare Caligola, adorandolo come un dio, la cosa fu evidente ai presenti.

Pure Valerio Flacco, circa il matrimonio di Giasone e Medea, fa capire che la circumambulazione destrorsa degli sposi fosse abituale in tutti i matrimoni, ma è verosimile ritenere che essa si limitasse soltanto alla confarreatio.

Le modalità di esecuzione dei riti in onore dei morti sono ancora incerte, giacché Plutarco indica che i figli onoravano i propri genitori quasi fossero degli Dei e giravano intorno alle loro tombe come facevano nei templi degli dei. 

Plutarco si riferiva però agli dei Mani, i numina laeva: visto il carattere ctonio e purificatorio del rito, la circumambulazione era effettuata, in quel caso, in senso antiorario. Plutarco non precisa la direzione della rotazione della circumambulazione a cavallo di Vercingetorige prima di sottomettersi, anche se dal testo emerge l’intenzione del grande generale gallo di tributare a Cesare onori divini.

Perché questi riferimenti? Perchè era convinzione diffusa presso i Romani che la conversione a sinistra, ovvero la rotazione antioraria, cioè da destra verso sinistra, fosse ritenuta infausta, in quanto strettamente connessa con il mondo infero e la morte: pertanto, gli eventi a essa connessi venivano valutati senza esitazione quali segni premonitori di sventura.

In tal senso, l’episodio in cui Cesare effettuò per errore, nella celebrazione di un sacrificio, la conversione a sinistra venne ritenuto segno nefasto.

In tutti i riti funebri romani, le circumambulazioni erano, infatti, effettuate in senso antiorario intorno al rogo: la triplice rotazione serviva a eliminare negli astanti le negatività contratte dal contatto dei presenti con il morto.

La stessa funzione avevano i riti medicali circumambulatori, documentati da alcune iscrizioni relative ad Asklepios-Esculapio: a un cieco, guarito miracolosamente, fu ordinato di girare intorno all’altare nella direzione da destra a sinistra e cioè di effettuare una circumambulazione antioraria.

Mentre i riti di fondazione delle città venivano celebrati girando in senso antiorario, poiché riti di collegamento con gli dèi ctoni per finalità di protezione, quelli di distruzione della città nemica venivano compiuti girando in senso orario, ovvero il solco dell’aratro veniva tracciato nel senso del moto delle stelle.

Sembra di potere, dunque, verosimilmente affermare che i riti di purificazione per l’ascesa dell’imperatore, se celebrati prima della sua morte, si svolgessero con una circumambulazione in senso orario. È plausibile inoltre affermare che la sede di questi riti fosse stata il Pantheon, giacché non era un edificio destinato a funzioni funebri.

I riti di purificazione per l’ascesa dopo la sua morte avrebbero dovuto effettuarsi, di conseguenza, in senso antiorario.

Con tutta probabilità, tali riti funebri si svolsero nei Mausolei circolari di Augusto o di Adriano, specificamente preposti ad accogliere i corpi degli imperatori. Laddove Dione  Cassio parla di “circumambulazioni comuni attorno alla pira di Augusto” si riferirebbe, dunque, a riti in senso antiorario.

A questo punto ci sembra di poter affermare che tali rotazioni mortuarie si siano svolte nell’omonimo Mausoleo.

Resta da vedere se tali riti circumambulatori venissero svolti in silenzio o accompagnati da suoni.

A giudicare dalla sopra esposta immagine della raccolta dei manoscritti di Salisburgo, del 820 d.C. circa, sembrerebbe che alcune circumambulazioni di tipo “lustrale-astrale” verosimilmente potrebbero essere avvenute seguendo le sfere concentriche tracciate dagli astri in cielo. Nell’immagine a ogni sfera concentrica corrisponde un pianeta e un rapporto tra una data sfera e la successiva.

Tanto fa ritenere che il rito di purificazione per l’ascesa avvenisse in senso orario, come le stelle, partendo da un punto centrale rispetto al cerchio per poi allargarsi in rapporto alle varie sfere concentriche attorno al punto centrale.

E’, dunque, probabile che, come nell’immagine, il passaggio al cerchio concentrico successivo potrebbe essere stata accompagnata dai toni e semitoni musicali prima descritti.

ASCESA PER MEZZO DI “SIGE”, IL SILENZIO

Abbiamo detto dell’iniziato, il mystes (μύστης), parola derivante dal verbo greco muein (chiudere gli occhi e le labbra).

Trattiamo ora di riti iniziatici sottoposti alle ferrea legge del silenzio per il mystes.

Dicevamo prima che il silenzio, Sige, era “il primo compagno del nome divino”

Nella ricetta ermetica Ricetta d’immortalità, che esamineremo a breve, si legge:

(…) Quindi, immediatamente, applica l’indice della mano destra alla tua bocca e di: “Silenzio, Silenzio, simbolo del Dio vivente incorruttibile, proteggimi, Silenzio!

e ancora

(…) Tu allora ripeti: “Silenzio, Silenzio” e il seguito, “io sono un astro che procede con voi la sua corsa, e che splende dall’abisso”. Non appena l’avrai detto, il disco si espanderà. Dopo aver detto la seconda preghiera “Silenzio, Silenzio” e il seguito, emetti due fischi, […] Tu allora di ancora una volta: “Silenzio, Silenzio”. E quando il disco si sarà dischiuso, vedrai un cerchio senza fuoco e delle porte di fuoco serrate. Allora pronuncia immediatamente la preghiera qui, a occhi chiusi.

Quando Platone, con le parole di Socrate, trattava della condizione originaria delle anime, dice: “noi, membri di un coro felice (…), noi al seguito di Zeus, altri di un altro Dio, ed eravamo iniziati a quella iniziazione, della quale è lecito dire che di tutte è la più beata”.

Per come riportato da Boella e Galli, Proclo sul silenzio mistico diceva:

È le visioni integre, semplici e immobili” si manifestano alle anime mediante gli Dei congiungenti dall’alto, dal “luogo iperuranio”. I “simboli” misterici degli Dei intelligibili si mostrano infatti in quel luogo, come anche le “bellezze” inconoscibili e indicibili dei “caratteri”. E, in effetti, l’iniziazione e la contemplazione epoptica sono “simbolo” del silenzio indicibile e dell’unione agli intelligibili per mezzo di visioni misteriche. E, cosa più straordinaria di tutte, nella più segreta delle iniziazioni i Teurghi prescrivono di seppellire il corpo a eccezione della testa, […].

E dice inoltre:

essendo puri e privi di questo sepolcro che ora portiamo in giro chiamandolo corpo ci siamo imbattuti in quella beatissima iniziazione e visione epoptica, e siamo stati colmati di luce intelligibile. (…) Possedevamo dunque la vita nell’intelligibile totalmente separata dal corpo; e alzando “la testa dell’auriga verso il luogo esterno” ci saziavamo dei misteri di lassù e del silenzio intelligibile. (…) Perché l’iniziazione non si compie mediante intellezione o, in generale, giudizio, bensì grazie al silenzio unitario e superiore a qualsiasi attività conoscitiva.

L’iniziazione vera risiede, dunque, nel silenzio.

ASCESA PER MEZZO DI PAROLE DI PASSO:

“APATHANATISMOS”, LA RICETTA PER L’APOTEOSI STELLARE DELL’IMPERATORE

Abbiamo detto delle tecniche del rito, vocalizzazioni e musiche intonate agli astri, erbe e pietre in simpatia con gli astri dei sette cieli, raggi solari, circumambulazioni purificatorie con fuoco e acqua, etc..

Ipotizziamo che tutta questa panoplia di testi e pratiche spirituali abbia potuto ispirare e accompagnare la cerimonia lustrale per un’apoteosi dell’imperatore Ottaviano.

Il fatto storico, prima illustrato, che egli ambisse a tale ascesa agli astri lo confermerebbe.

La circostanza che le fonti letterarie siano coeve ad Augusto potrebbe, altresì,  confermare la tesi.

Vedremo a breve che le dedicazioni e le monete che mettevano in risalto il parallelo tra l’Aurea Aetas di Ottaviano Augusto e la Costellazione del Capricorno, se considerate in relazione alle fonti antiche che collocano la Porta degli Dei per l’ascesa degli immortali nella stessa costellazione, potrebbero fare accettare il fatto che, più che propaganda politica, l’ascensio ad astra fosse un serio proposito  spirituale.

Resta un punto non risolto. Quale rito?

A ogni cerimonia sacra ai simboli visivi e sonori del rito, spesso, si uniscono anche “parole di potenza” contenute in un inno, in un’invocazione o in una ricetta d’istruzioni.

Quale “guida operativa”, diremmo oggi, per l’immortalità dell’imperatore avrebbe potuto verosimilmente essere letta / usata durante la funzione? Non avendo prove dirette cerchiamo una “ricetta” per l’immortalità risalente alla stessa cultura e allo stesso periodo.

Tale “guida” esiste ed è stata citata più volte nel presente studio. Essa appartiene allo stesso gruppo di preghiere contenuto nei papiri magici greci sopraccitati. Si chiama “Ricetta d’immortalità” (o Papiro Magico di Parigi) e circolava tra i gruppi ermetici dell’epoca, gli stessi che usavano le tecniche di purificazione lustrale sopraccitate.

I testi venivano attribuiti al Hermes-Thot mago del periodo ellenistico. Per l’importanza che riveste ai fini del nostro studio, la riportiamo per intero, nella traduzione di Luce del Gruppo di UR. Tale versione non è rimaneggiata nei nomi e nelle vocalizzazioni, che abbiamo visto essenziali, per la comprensione dei rituali svolti nel Pantheon.

I – FORMULA PROPIZIATORIA

Provvidenza e Fortuna, sii propizia a me che scrivo questi primi Misteri da trasmettere al solo Figlio, (cui sarà data) l’Immortalità, all’Iniziato degno di questa nostra potenza (Misteri) che il gran Dio Sole-Mithra mi comandò, a mezzo del (suo) stesso Arcangelo, di trasmettere; (sii mi) propizia affinché io solo, Aquila, raggiunga il Cielo e contempli tutte le cose.

II –  logos INVOCATORIO

Origine prima di mia origine AEÈIOYO; Principio del mio primo principio PPP OOO PHR; Spirito dello spirito, del soffio primo in me M M M; Fuoco, quello che Dio ha dato nella mescolanza delle mescolanze in me, (Fuoco) primo del fuoco in me ÈYÈIAEÈ; Acqua dell’acqua in me, (Acqua) prima dell’acqua in me 000 AAA EEE; Essenza terrestre prima dell’essenza terrestre in me YÈYÒÈ; Corpo Perfetto di me di N. (nome) della N. (madre) che Braccio onorato e Destra Mano incorruttibile hanno formato nel mondo oscuro e trasparente, inanimato e che venne animato YÈI AYI EYÒIE!

Se a Voi sembra bene, (fate) che io, dalla mia inferiore natura (ancora) trattenuto, sia elevato alla Nascita Immortale, affinché io, di là dall’insistente bisogno che terribilmente mi piega, possa contemplare l’immortale Principio per (virtù del) Respiro immortale ANCHRE PHRENESUPHIRINCH, per (virtù del) l’Acqua immortale ERONOYIPARAKOYNETH, per la Terra e per l’Aria EIOAÈPSENABÒTH; affinché io possa rinascere all’intelligenza KRAOCHAXRO, affinché io mi dia principio (lett. cominci) e respiri in me il Santo Respiro NECHTHEN APO TOY NECHTHINARPIÈTH, affinché io miri il Fuoco Sacro KYPHE, affinché io contempli l’abisso dell’Oriente, Acqua orrenda NYÒ THEGÒ ECHÒ OYO. CHIECHOA, e mi ascolti l’Etere vivificante diffuso d’intorno voglio oggi no ARNOMÈTHPH; poiché io – mortale nato da mortale grembo (ma ora) fatto migliorare dalla forza della Forza somma e dalla Destra mano incorruttibile – voglio oggi guardare con occhio immortale, con imperituro Respiro l’immortale Eone, Signore delle Corone di Fuoco.

Essendo stato purificato da sacre cerimonie, pura in me sussistendo per breve tratto l’umana forza d’animo mia, io di nuovo la riceverò di là dalla insistente e pungente necessità che mi piega, (per la quale è) vano (ogni) lamento: io, il N. (nome) della N. (madre) (questo voglio) secondo l’inflessibile ordine di Dio EYÈYIAEÈIA ÒEIA NIY AIIEÒ.

(Ma) poiché a me, nato mortale, non sarebbe (lett: è) possibile innalzarmi insieme all’aureo folgorio dello splendore immortale, (a te comando) ÒÈY AEÒ ÈYA EÒE YAE ÒIAE: Sii ferma, o natura dei mortali destinata a perire, e lasciami subito (il passo) di là dall’inesorabile, premente bisogno. Poiché io sono il Figlio, io respiro MOYOPROCHÒ PRÒA, io sono MOY PRÒ – respirando PRÒE (sono)!

III – PRIMA ISTRUZIONE

Trai respiro dai raggi (solari) inalando tre volte quanto (più profondamente) puoi, ed (ecco), ti vedrai sollevato in alto, oltre ogni altezza, onde ti sembrerà di essere in mezzo allo spazio.

Non udrai (più) nessuno, né uomo, né (altro) essere vivente, (come) pure (non) vedrai più nulla, in questo tempo istesso, delle cose mortali della Terra, ma tutto ciò (che) vedrai (sarà) immortale. Vedrai anche l’ordinamento divino (proprio al) giorno e all’ora (presente), (vedrai) gli Dei che volgono ascendendo verso il Cielo, gli altri discendendo, e (ti) sarà palese l’andamento degli Dei visibili attraverso il Disco (del) Padre mio Dio.

(Vedrai) anche il cosiddetto Flauto, in modo analogo, il principio del Vento al servizio dell’Opera. Infatti vedrai come (un) flauto pendente dal Disco, verso le parti dove (hanno) scaturigine (le correnti celesti e che soffia da) sé, (come un) infinito vento di levante; (ma) se poi venisse a mostrarsi l’altro (vento, quello volto) verso le parti di levante, similmente verso queste parti (lo) vedrai (però come) l’inverso della cosa vista.

E tu vedrai anche gli Dei che ti guardano fisso e in atto di scagliarsi su di te. Posa allora il dito destro sulla bocca e di’:

IV – PRIMO logos

Silenzio Silenzio Silenzio

Simbolo dell’incorruttibile Dio vivente, proteggimi, o Silenzio NEKTHEIRTHANMELY!

Quindi sibila a lungo: S! S! e poi soffia dicendo: PROPROFENGÈ MORIOS PROPHYR PROPHEN GE NEMETHIRE ARPSENTEN TITETMIMEÒYE NARTHPHYRKEKÒPSYRIDA RIÒTYRÈPHILBA!

E allora vedrai gli Dei guardarti benevolmente e non più in atto di scagliarsi contro di te, ma procedenti invece secondo l’ordine proprio delle (loro) operazioni.

V – SECONDA ISTRUZIONE

Quando dunque vedrai il cosmo superiore libero e tutto rischiarato e nessuno degli Dei e Angeli in atto di scagliarsi, aspettati di udire un grande fragore (come) di tuono, cosicché tu rimarrai stordito. (Ma) tu di’ di nuovo

VI – SECONDO logos

Silenzio! Silenzio!

Sono un astro che procede con voi e che splende dall’abisso

OXYOXERTHUTH!

Appena che avrai detto questo, subitamente il Disco (solare) comincerà ad espandersi. E dopo che tu avrai pronunciato questo secondo logos cioè due volte” Silenzio” e il resto – sibila due volte e soffia due volte, e immediatamente dal Disco vedrai proiettarsi numerose stelle pentagrammate (che in breve) riempiranno tutto lo spazio.

(Allora) di’ di nuovo:

Silenzio! Silenzio!

e (poiché) il Disco (si) sarà dischiuso, vedrai una immensa ruota e delle porte di fuoco serrate.

Chiudendo gli occhi, pronuncia (allora) rapidamente il logos che segue:

VII – TERZO logos

Odimi, ascolta me N. (nome) figlio di N. (madre! – o Signore che hai chiuso allo spirito gli ignei serrami del Cielo! (Tu) dal duplice corpo, (tu) che dimori nel Fuoco PENPTERUNI, Creatore della Luce, possessore delle Chiavi SEMESILAM, respiro ardente PSYRINEY, anima di Fuoco IAO, soffio di Luce AOI, gioia del Fuoco AILURE, bello di Luce AZAIAIÒNACHBA; (tu) Signore della Luce PEPPERPREPEMPIPI il cui corpo è Fuoco PHMUÈNIOK, datore di Luce, propagatore del Fuoco AREIEÌCHITA, sprigionatore di Fuoco GALLA BALBA; (tu) che nella Luce hai la vita AIAIO (e) del Fuoco sei la potenza PYRIKIBOOSÈIA; (tu) che muovi la Luce SANKERÒB e la Folgore scateni ÒÈIÒÈIÒ. gloria di Luce BAIEGENNÈTE, accrescitore di Luce SUSINE PHI, (tu) che dòmini la Luce empirea SUSINEPHI ARENBARAZEI MARMARENTEY, (tu) condottiero di astri!

Aprimi PROPROPHENGE EMETHEIRE MORIOMO TYREPHILBA! Poiché a causa dell’amaro, pungente bisogno che mi spinge io invoco gli immortali venerati tuoi Nomi viventi, quelli che ancor mai scesero in natura mortale, che ancor mai si articolarono in lingua d’uomo, in voce o lingua mortale!

ÈEÒ. OÈÈÒ. IÒÒ. OÈ. ÈEÒ. ÈEÒ. OÈEÒ IÒÒ. OÈÈE. OÈÈ. ÒOÈ. IÈ. ÈÒ. OÒ. OÈ. IEÒ OÈ. ÒOÈ. IEÒOÈ. IEEÒ. EÈ IÒ. OÈ IOÈ. ÒÈÒ. EOÈ. OEÒ. ÒIÈ ÒIÈE Ò. OI. III. ÈOÈ. ÒEÙ. ÈÒ. OÈE. EÒÈIA AÈAEÈA ÈEEÈ. EEÈ. EEÈ. IEÒ ÈEÒ OÈEEOÈ ÈEÒ EYÒ. OÈ. EIÒ EÒ OÈ. ÒÈ ÒÈ EE. OOOYIOÈ.

Di tutto ciò con fuoco e spirito dal principio alla fine, poi una seconda volta (e così via) finché (tu) abbia realizzato i sette immortali Dei del cosmo.

Dopo aver detto questo, udrai dei tuoni e uno sconvolgersi di tutto ciò che (ti) circonda (e) ti sentirai, allora, intimamente scosso. Ancora una volta di’: “Silenzio” (con l’invocazione che segue).

Dopo di che apri gli occhi, e vedrai le porte schiuse e il mondo degli Dei che è all’interno di esse; e per la gioia e il diletto della visione, il tuo spirito accorre e si innalza.

Allora, fermo, inspira dal divino, guardando fissamente nel tuo spirito. E quando la tua anima sarà ristorata, di’:

VIII- QUARTO logos

Vieni, Signore.

ARKANDARA PHÒTAZA PYRIPHÒTAZA BYTHIX ETIMENNEROPHORATHÈNERIÈ PROTHRIPHORATHI

Detto che avrai questo, i raggi solari faranno convergenza in te. Tu sarai il centro di essi. Quando ciò sarà compiuto in te, vedrai un giovane Iddio, bello, dalla capigliatura di fiamma, in tunica bianca e mantello scarlatto, con una corona di fuoco.

Immediatamente salutalo col saluto del Fuoco:

IX – QUINTO logos

Salve, Signore, (tu) dalla Potenza grande, Re dall’influenza grande, sommo fra gli Dei; Sole, Signore del Cielo e della Terra, Dio degli Dei, possente è il tuo alito, possente la tua forza.

Signore, se a te sembra bene, annunciami al supremo Dio che ti ha generato e prodotto, giacché un uomo – io, N. (nome) figlio di N. (madre), nato dal mortale grembo di N. e da succo spermatico, oggi questo essendo stato rigenerato da te; (io) reso immortale fra miriadi (di esseri) in questo istante per volontà di Dio, trascendente bene l’umano potere. (un uomo, dico) chiede di adorarti secondo l’umano potere.

Appena che tu abbia pronunciato ciò, Egli si porterà al Polo, e tu lo vedrai andare come sur una via. (Allora) guardando(lo) fisso, emetti un prolungato muggito, a mo’ di suono di corno, espelli tutto intero il soffio comprimendo (simultaneamente) le costole, bacia gli amuleti e di’ dapprima verso destra:

X – SESTO logos

Proteggimi PROSYMÈRI

Detto questo, vedrai le porte aperte e sorgere dalla profondità sette Vergini in bisso, con viso serpentino. Queste sono dette le Sorti dominanti, auree arbitre del Cielo. Vedendo (tutto) ciò, rendi saluto così:

Salve a voi, o sette Dee celesti dei Destini (oopavou Túxal), Vergini buone, anguste, sacre, la cui vita ha il modo stesso di MINIMIRROPHOR; voi, santissime guardiane delle quattro colonne:

Salve (a te), la prima KREPSENTHAÈS!

Salve (a te), la seconda MENESKEÈS!

Salve (a te), la terza MEKRAN!

Salve (a te), la quarta ARARMAKÈS!

Salve (a te), la quinta EKOMMIE!

Salve (a te), la sesta TIKNONDAÈS!

Salve (a te), la settima ERUROMBRIÈS!

XI – SETTIMO logos

Allora si faranno innanzi ancora sette Dei, dai visi di tori neri, cinti di lino alle reni, con sette diademi d’oro. Sono i cosiddetti Signori del Polo celeste, che tu (parimenti) devi accogliere (salutando) ciascuno di essi col nome suo proprio:

Salve, Guardiani del Pernio, voi sacri e forti giovani che a un comando volgete insieme l’Asse vorticoso della Ruota celeste, e tuoni e fulmini, terremoti e saette scatenate contro la razza degli empii. A me però, che amo il Bene e Dio venero, (accordate) salute di corpo, perfezione d’intelletto (lett.: di vista, cioè di visione), fermezza di sguardo, e calma, nelle presenti ore buone di questo giorno, o Signori di me e grandi Dei possenti!

Salve (a te), il primo AÌERÒNTHI!

Salve (a te), il secondo MERKEIMEROS!

Salve (a te), il terzo AKRIKIUR!

Salve (a te), il quarto MESARGILTÒ

Salve (a te), il quinto KIRRÒALITHÒ!

Salve (a te), il sesto ERMIKTHATHÒPS!

Salve (a te), il settimo EORASIKÈ!

Quando essi si disporranno qua e là nel loro ordine, fissa intensamente nell’aria e vedrai cadere fulmini e luci risplendenti, e la Terra (sarà) scossa e un Dio discenderà, immenso, di radiante presenza, giovane, con aurea capigliatura, in tunica bianca e corona d’oro e vesti ricadenti, portante nella destra la spalla d’oro del Vitello.

Questi è l’Orsa, che muove e volge il Cielo, in alto e in basso secondo le stagioni. Poi dai suoi occhi vedrai sprigionarsi dei lampeggiamenti, e astri dal suo corpo.

Immediatamente emetti un lungo muggito premendo lo stomaco affinché tutti insieme i cinque sensi siano eccitati; prolunga sino alla fine e, baciando di nuovo gli amuleti, di’:

XII – OTTAVO logos

(Tu) MOKRIMOPHERIMOPHERERIZÒN di me N. (nome) di N. (madre) resta con me nella mia anima. Non ti dipartire da me, giacché a te comando EN THOPHENENTHROPIÒTH.

Fissa intensamente il Dio muggendo a lungo, e così salutalo:

XIII – NONO logos

Salve, Signore, Dominatore dell’Acqua; salve, Origine della Terra; salve, Sovrano dello Spirito! Signore, nella palingenesi io muoio integrato, e nell’integrazione ho raggiunto il compimento. Nato da nascita animale, (ora) liberato, sono trasportato di là dalla generazione (mortale) come Tu hai stabilito, come Tu hai decretato, e come Tu hai compiuto (o) Mistero!

Nell’Appendice magica al rituale si legge, infine, che tale “consacrazione all’immortalità si opera tre volte all’anno”. Dopo la cerimonia, l’iniziato col rito sarebbe stato “subito in grado di profetare”, parlare “ispirato, come in estasi” ed “ammaestrare un altro”.

Unico importante considerazione che facciamo, rispetto a un documento in toto estraneo ai parametri moderni, è che nel secondo logos si ci riferisce al Sole Disco (solare).

Dunque, si richiama nella sequenza dei logoi l’antico ordine astrale platonico-egiziano (Luna, Sole, Venere, Mercurio, etc.) e non quello più tardo cui si rifà Cicerone nel Somnium Scipionis (Luna, Venere, Mercurio, Sole, etc.).

Come detto prima, tale sistema, detto “caldeo”, venne fatto proprio dagli astronomi a partire dal II secolo a.C., ovvero da Filopono, Damascio ed, infine, anche da Cicerone.

In tal senso, si confermerebbe l’ipotesi di Festugière e Zago di attribuzione del Papiro di Parigi al contesto ermetico alessandrino.

Nello stesso senso anche Luck attribuisce al III o IV secolo avanti Cristo la data di produzione dei papiri magici. 

Alcuni, tra essi lo stesso Gruppo di UR, hanno erroneamente attribuito il papiro Apathanatismos ad ambienti mitraici. La considerazione innanzi esposta sulle diverse concezioni succedutesi nel tempo circa gli ordini astrali, smentisce, dunque, con ragioni cronologiche, la tesi sull’origine postuma, mitraica, del papiro.

Risulta, dunque, comprovato che il Papiro di Parigi sia risalente a decenni prima dell’epoca di Ottaviano.

Considerato il tema comune “immortalità / apoteosi” risulta logicamente probabile che tale documento potesse essere quello usato (ovvero tra quelli usati) nell’entourage del princeps Ottaviano ai fini della sua Apoteosi stellare attraverso la Porta del Capricorno.

Questo il tesoro d’inestimabile valore che ci arriva dal passato.